Abracadabra: sei mesi di carcere 

Condannati per diffamazione il mago Giacomini e il cronista di Telecostasmeralda. Risarcimenti milionari per il fondatore di "Telefono Antiplagio" e la sorella.

Articolo tratto da La Nuova Sardegna, 22 Gennaio 1999, S. Vincenzo.

CAGLIARI - Abracadabra e giù: il mago Giancarlo Giacomini ha due colleghi in meno e una condanna in più. Sei mesi di reclusione, per aver detto in un'intervista all'emittente Tcs che il fondatore di 'Telefono antiplagio' Giovanni Panunzio e la sorella Maria Giulia hanno lavorato nell'industria dell'occulto. Era solo una magia, ma serviva egregiamente a spiegare l'accanimento del docente di religione contro di lui, operatore esoterico affermatissimo quanto perseguitato da una Polizia tributaria immune dagli influssi dei suoi celebri talismani. Stessa sorte per il cronista di Tcs Antonello Lai, autore dell'intervista, condannato a sei mesi per diffamazione reale.

Mentre il direttore della testata, Antonangelo Liori se l'è cavata con un'ammenda di 500 mila lire: la sua colpa è solo quella di non aver controllato il servizio prima che andasse in onda. Tutti assolti invece dalle accuse di calunnia e di violazione di domicilio. Fuori dai guai infine l'anziano mago Mario D'Avanzo: la querela presentata dai Panunzio contro di lui non era valida. Il pm Mario Marchetti aveva chiesto un anno di carcere per Giacomini e Lai, il minimo della pena per Liori. Insieme alla sospensione condizionale delle pene, il tribunale presieduto da Alessandro Lener ha disposto un risarcimento di dieci milioni alle parti lese.

La storia chiarita ieri in tribunale risale a tre anni fa. Infastidito dalle denunce pubbliche del 'Telefono Antiplagio', il mago Giacomini aveva deciso di passare al contrattacco, mettendo l'investigatore Stefano Oppo alle costole di Panunzio e della sorella. L'obbiettivo era mettere insieme le prove sul passato esoterico del 'nemico' dei maghi. Oppo - sotto processo anche lui, ma la sua posizione è stata stralciata - si mise al lavoro di buona lena. Saltò fuori un articolo della Nuova, firmato dal docente di religione, in cui veniva esaltata la figura di un noto operatore dell'occulto: ma era falso e per questo il tribunale l'ha respinto. Sempre Oppo provò a chiedere consigli a Maria Giulia Panunzio, offrendogli in cambio un po' di denaro, per dimostrare che la donna commerciava in servizi di assistenza parapsicologica. Tentativo fallito anche quello: insieme a un suggerimento generico, la signora rifiutò qualsiasi compenso. Così al sempre più accanito mago Giacomini non rimase che la chance dell'intervista. Il solo a concedergliela fu Antonello Lai, cronista di Tcs: il servizio filmato andò in onda il 19 Marzo del 1996 e Giacomini colse l'occasione per mostrare la 'documentazione' raccolta dall'investigatore sul conto dei Panunzio. Il risultato è quello di ieri: condanne per diffamazione a entrambi e risarcimenti. Un imbarazzante incidente professionale, attenuato dal sollievo di aver scampato qualcosa di peggio: i reati contestati fino a ieri erano difatti anche altri, compresi quelli di calunnia e di violazione di domicilio. Caduti poi durante il dibattimento.

Il pm Marchetti non ha perso tempo ad argomentare più di tanto le sue conclusioni: «I fatti sono chiari - ha detto - c'è una diffamazione evidente, perché si accusano due persone di aver fatto i maghi a pagamento. Siccome non è vero e gli imputati lo sapevano, il tribunale deve dichiararli colpevoli».

Mai visti tanti avvocati in un processo per diffamazione. Quelli di parte civile - Alessandro Melis e Silverio Mudu - si sono associati alle richieste del pubblico ministero e hanno avuto dai giudici esattamente quanto richiesto. La difesa ha provato a interpretare l'iniziativa di Giacomini in chiave diversa: «Attribuire l'attività di mago a qualcuno non è diffamatorio - ha sostenuto l'avvocato Paolo Canessa, in difesa del celebre occultista - lo dimostra il fatto che i programmi televisivi sono affollati di maghi, oroscopi e previsioni varie. Giacomini fa questo lavoro con dignità e onestà, se ha detto che anche i Panunzio lo facevano, non c'era alcun intento di danneggiarne l'immagine».

L'avvocato Mariano Delogu ha seguito la stessa linea difensiva: «Fare il mago a pagamento non è un reato, quindi non è diffamatorio dire che i Panunzio sono stati maghi anche loro. Tra l'altro la signora Maria Giulia Panunzio ha accettato di ricevere in casa, seppure con un testimone, l'investigatore Oppo. Ma non lo conosceva e non si capisce perché avrebbe dovuto occuparsi dei suoi problemi personali. Se l'ha fatto, avrà avuto il suo interesse». Delogu ha chiesto l'assoluzione di Antonello Lai per aver esercitato il diritto di cronaca, identica la richiesta dell'avvocato Pietro Pittalis per Liori. Con un'ulteriore motivazione: «Il direttore non può vedere tutti i servizi che vanno in onda, può semmai impedire che vengano mandati altre volte. Ed è quello che Liori ha fatto immediatamente».

Naturalmente quello chiuso ieri è solo il primo round. C'è aria di ricorsi in appello e di nuove querele: a Giovanni Panunzio non sono piaciuti i riferimenti a quell'articolo della Nuova Sardegna, mai scritto e mai pubblicato. Per ora il promotore dell'Antiplagio lo farà leggere al suo legale, poi si vedrà. 

 
 
 
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