|
Valutazione tecnica di un elettrometro Hubbard, il dispositivo utilizzato durante l'auditing di Scientology. Di © Leonardo Serni, Febbraio 2009.
Scientology considera l'E-meter "un elettropsicometro, uno strumento che misura la reazione emozionale per mezzo dei piccoli impulsi elettrici generati dal pensiero. L'E-meter vi dice cosa sta facendo la mente del prechiaro quando gli si fa pensare a qualcosa. L'E-meter dà l'indicazione prima che il prechiaro diventi cosciente del dato. Perciò è un Eletrometro pre-cosciente. Fa passare una piccola corrente attraverso il corpo del prechiaro, questa corrente è influenzata dalle masse mentali (i ricordi - N.d.R.)" (L. Ron Hubbard, "Dizionario Tecnico di Dianetics e Scientology"). Per "prechiaro", o preclear, si intende chi si sottopone ai procedimenti ideati da L. Ron Hubbard.
Teoria Secondo Scientology, l'E-meter "è uno strumento che si aggancia alla struttura elettronica della mente reattiva (l'insieme delle aberrazioni mentali - N.d.R.) La mente reattiva può essere considerato un campo di energia elettrica, e quando della corrente elettrica viene fatta passare nelle sue vicinanze, essa influisce sul flusso della corrente elettrica stessa. [...] Per poter leggere l'E-meter, il piccolo flusso di energia elettrica che attraversa il prechiaro deve rimanere costante. Quando questo piccolo flusso si riduce, a causa di una aumentata resistenza, l'ago si sposta sul quadrante. Questo succede perché il prechiaro si tira addosso della massa. Questa è effettiva massa mentale (energia condensata), massa che agisce da resistenza al flusso dell'energia elettrica dell'e-meter." (A fianco di questa spiegazione, c'è un'illustrazione che mostra il preclear che ricorda un incidente in moto dove la "massa" del ricordo fa aumentare la resistenza). "Vediamo allora che il tone arm (il potenziometro dell'e-meter - N.d.R.) misura la densità della massa presente nel prechiaro. Si tratta di massa vera, non immaginaria, e può essere pesata [...] È stato accertato che l'energia mentale, ad esempio quella contenuta in un'immagine mentale, e l'energia elettrica della Terra o dell'ENEL, differiscono solo nella lunghezza d'onda. Perciò quando il prechiaro pensa delle cose, rivive un episodio del suo passato, o sposta qualche parte della sua mente reattiva, si manifesta un'alterazione elettrica". (L. Ron Hubbard, "Comprendere l'Elettrometro") ![]()
I controlli all'esterno sono essenzialmente due rotori continui, un selettore a rotore con le posizioni "32 - 64 - 128" e un selettore "ON / OFF / TEST". Vi sono poi due piccoli display a sette segmenti con tre pulsanti di controllo simili a quelli dei primi orologi digitali.
Sul retro vi è un selettore di voltaggio USA/Europa (230/115) il cui scopo non è ben chiaro, dato che lo strumento è alimentato da un jack in continua etichettato "21 VDC" (per altro, l'alimentatore che mi dicono essere quello originale, e ne ha l'aria, riporta invece "12-18V").
![]() I controlli sono collegati pressoché tutti alla scheda più in basso (riquadrata in giallo), che chiameremo scheda METER, mentre solo un trio di connettori provengono dal controllo rotativo più grande (che è composto di due parti elettricamente isolate) per finire nella scheda più in alto (bordata in verde), che chiameremo scheda DISPLAY. Questa seconda scheda ha una "uscita" nei due display digitali, mentre il quadrante bianco ad ago (il cui retro, di colore bianco, è visibile sotto la scheda DISPLAY) è connesso alla scheda METER.
Il selettore di voltaggio (nella foto a fianco) si scopre essere inutile, e non è neppure connesso ad alcunché. Il claim che si legge su alcuni siti Internet relativamente agli e-meter, secondo il quale selezionare il voltaggio errato potrebbe "friggere" il dispositivo, benché sia verissimo per la maggior parte dei dispositivi elettrici ed elettronici - quindi non provateci MAI perché, oltretutto, c'è il concreto rischio di incendio - in questo specifico caso è manifestamente infondato. È opinione dello scrivente che uno dei "Mark" precedenti fosse alimentato a rete; utilizzando lo chassis del Mark V per montare il Mark VI, se si fosse eliminato l'ormai inutile selettore di voltaggio, sarebbe rimasto un buco. Normalmente questi buchi vengono coperti con appositi "blank" di plastica, disponibili in vari colori (qui per esempio si sarebbe dovuto usare il nero). Forse per "tradizione" o perché non era stata prevista la necessità dei blank e c'era una scadenza per le consegne (succede più spesso di quanto si creda - la chiamano fabbricazione JIT, Just In Time) si è preferito metterci il pezzo suo, naturalmente lasciandolo scollegato (i connettori sono tranciati con un paio di pinze, a forza bruta [1]). Le due schede DISPLAY e METER sono talmente diverse che potrebbero tranquillamente far parte di due dispositivi costruiti a cinquant'anni di distanza l'uno dall'altro. La cosa più visibile anche all'occhio di un assoluto profano è che la scheda DISPLAY contiene svariati circuiti integrati, i "ragnetti" neri, mentre la scheda METER è costruita unicamente da componenti non integrati, analogici, addirittura usando i vecchi transistor al germanio (che, ad ogni buon conto, sono tuttora in commercio e molto in voga fra gli amatori, che per esempio nel campo della componentistica audio rivendicano un "suono più morbido". Per lo stesso motivo c'è chi magnifica i componenti a valvole termoioniche [2]).
Altri dettagli molto evidenti sono la progettazione delle piste, che nella scheda DISPLAY sono rettilinee e chiaramente ottenute da un programma per il calcolo dei circuiti, con i componenti disposti ordinatamente su una griglia rettangolare, e nella scheda METER sono curve, con i componenti alla rinfusa. Il circuito in sé è stato realizzato in modo semi-professionale, probabilmente a livello di kit di stampa, ma la progettazione è chiaramente fatta a mano, "vecchio stile".
Lo stesso può dirsi della realizzazione tecnica, con la scheda DISPLAY saldata in-line con un dispositivo professionale a onda di fusione (comunemente detto saldatrice a onda e utilizzato praticamente da tutti i laboratori un po' più che artigianali), e la scheda METER saldata chiaramente a mano (quasi non ci sono due saldature uguali) da un tecnico dilettante o molto frettoloso (un paio sono "riprese" di saldature fredde, parecchie sono "grasse", come le saldature del rotore in basso a destra, in altre è ancora visibile l'uso diciamo... "molto generoso" di flussante). Una ispezione più da vicino rivela che anche la qualità dell'incisione su vetronite è inferiore, e parecchie piste della scheda METER sono ossidate e vicine al distacco (una, sul bordo, pareva proprio arrivata alla propria ultima ora).
E come nei dipinti dei maestri si possono osservare i cosiddetti "pentimenti", anche nella scheda METER sono visibili alcuni "aggiustamenti", per esempio due resistenze dall'aria più nuova del resto, attaccate al lato piste con quattro delle saldature più grasse della Storia (foto a fianco).
La scheda DISPLAY sfoggia un banco di integrati MC-145-238 e un MC145-20B. Dai manuali facilmente reperibili su Internet, si tratta di un decoder per pilotare un display a sette segmenti. Un op-amp LM324N, un banco NAND SCL4011BE, e un controller all-in-one per... orologi completano il quadro: anche la scheda DISPLAY è funzionalmente divisa in due parti, la prima che è nient'altro che un orologio "tutto in uno", e la seconda costituita da un qualche tipo di display di stato numerico (il MC145-20B è un decoder per il formato numerico BCD, Binary Coded Decimal). Senza smontare fisicamente i componenti (e rendere forse inutilizzabile la scheda), un esame "passivo" dell'ingresso del MC145-20B e dei componenti ivi disposti suggerisce di avere di fronte un misuratore incrementale o un contatore. Ogniqualvolta la caduta di potenziale sulla resistenza in ingresso diminuisce, la variazione viene ripartita in un certo numero di "passi" e il numero di questi passi convertito in un numero binario, "sommato" utilizzando il banco NAND, convertito in BCD dal componente MC145-20B e inviato al display a sette segmenti dai relativi driver MC145-238. A seconda delle configurazioni, con un circuito di questo tipo si potrebbe:
Dato che mi è stato detto che ciascun "Mark" è pubblicizzato più o meno come la sostituzione totale e virtualmente obbligatoria del precedente, un po' come la faccenda "Se non hai un PC con Vista, non sei nessuno" - e io uso con soddisfazione XP Pro SP3, si vede che sono strano - vorrei commentare esplicitamente la cosa: la "miglioria" introdotta da qualsiasi sia il Mark dopo il quale è comparsa la scheda DISPLAY è una cosa del tutto priva di reale funzionalità (a parte la comodità di avere orologio e contatore, che magari non va sottovalutata). Non siamo neanche al livello di Vista anziché XP (perché Vista un bel po' di innovazioni notevoli le ha introdotte sul serio, roba davvero che vale la pena - certo, bisogna abituarcisi): no; siamo a mettere al mio solito vecchio PC con XP una tastiera illuminata al posto di quella normale, dicendo che così è un modello completamente diverso da prima, funziona meglio e magari va più veloce.
La scheda METER è anche questa composta, direi "storicamente", di due sezioni. Il primo, sulla destra, è un ponte di Wheatstone per la misura della resistenza, in serie ad un circuito di amplificazione costituito da tre (ampliato, nella zona centro-sinistra, da un quarto) transistor 2N1303 al germanio. Un banco di resistenze è selezionato mediante un rotore:
Benché esistano circuiti più semplici per ottenere questo effetto, anche senza usare i più "moderni" op-amp della scheda DISPLAY ma limitandosi ai buoni vecchi transistor al germanio, la "scelta" progettuale è difendibile. Va detto che, per come è concepito, lo strumento è soggetto ad ogni genere di drift, ossia le letture di due e-Meter inizialmente identici tenderanno a divergere col tempo, vuoi perché i rotori si usurano, vuoi perché il valore stesso dei componenti è soggetto a drift, le piste si ossidano, le lattine di misurazione anche, i contatti ancor di più, vuoi infine perché ci sono cinque trimmer multigiri dove, probabilmente, ne sarebbe bastato uno. Fortunatamente, dato che quello che interessa è il comportamento differenziale (cioè come la resistenza oscilla nel tempo), tutti questi errori si manifesteranno principalmente come una variazione del range. In pratica sarà sufficiente ri-centrare il segnale per avere sostanzialmente di nuovo la lettura attesa. (Ciò non toglie che, se mai qualcuno si divertisse a collegare due e-Meter in parallelo alle medesime due lattine collegate al medesimo candidato, confrontando i due display potrebbe avere più d'una sorpresa, anche con due e-Meter revisionati di fresco nello stesso laboratorio).
A parte naturalmente costi "virtuali" dovuti ad eventuali copyright per soluzioni tecniche particolarmente avanzate (di cui, in apparenza, qui comunque non c'è traccia) o per la realizzazione tecnicamente curata (e anche qui, con tutta la buona volontà, vederci particolare cura nella tecnica o nei materiali è impresa ardua per la scheda DISPLAY, e decisamente impossibile per la scheda METER), le voci di costo più importanti sono progettazione, realizzazione, e materiali.
Schede sostanzialmente simili, specializzate, per allarmi ecc., sono sì vendute dal produttore in effetti anche a 300-500 EUR, sfruttando quello che è in effetti un monopolio: quando acquistate un sistema di allarme da 2000 EUR, e si guasta la scheda, o spendete 500 EUR per una scheda nuova o vi tocca accollarvi un'intera nuova centralina, se non addirittura tutto un impianto nuovo. Ma la scheda di per sé costa, al produttore, quando gli va male, 50 EUR. Spesso e volentieri poi sono schede parzialmente o totalmente "riciclate" o "revisionate" e non arrivano a un terzo di quella cifra. Tenendo conto che in passato dispositivi come la scheda DISPLAY richiedevano, per la produzione, apparecchiature per l'epoca più costose (le saldatrici a onda "lambda" usate per i vecchi circuiti stampati oggi non si usano quasi nemmeno più: i congegni di saldatura usano onde doppie o addirittura variabili, calcolate sul tipo di componenti da saldare), fatte le debite proporzioni si potrà arrivare a un costo stimato di 150, 200 EUR. La scheda METER è di fatto un ponte di Wheatstone con amplificatore, e ci sono decine di circuiti sostanzialmente identici anche su Internet, oltre che sulle riviste specializzate. I componenti sono facilmente reperibili (i componenti "vecchi" obsolescono meno in fretta di quelli "moderni", tant'è che oggigiorno c'è ancora richiesta di transistor al germanio; e i componenti analogici sono sempre utilizzati), e il valore complessivo si può aggirare sui 10-30 EUR a seconda del fornitore. Montaggio e realizzazione del circuito stampato potranno costare circa altrettanto.
In totale, si può dire che per un singolo esemplare, ricostruito da zero, certamente non si eccederanno i 400-500 EUR (costi di progettazione esclusi); e questa è una cifra massimale, perché per produzioni di più di pochi pezzi il costo potrà scendere facilmente ad appena un centinaio, oltre ad ammortizzare i costi fissi. Anche solo sostituendo i pezzi più "rari" con componenti off-the-shelf e usando un contenitore standard, il costo per un singolo esemplare potrà facilmente dimezzare.
Sostituendo poi addirittura tutti i componenti con equivalenti "moderni", cioè utilizzando un banco custom multiresistenza, uno chassis standard a forma di parallelepipedo ed un quadrante multiplo, si otterrà un oggetto non molto dissimile da questo multimetro che non costerà più di un centinaio di Euro, e sarà con molta probabilità più preciso e durevole. Comunque - dovendo davvero realizzare una cosa simile oggigiorno - sarebbe sicuramente più pratico costruire un convertitore audio che trasformi la resistenza ohmica in frequenze sonore. Quasi qualsiasi computer odierno ha un ingresso microfonico capace di campionare l'intervallo da 1 a 15 kHz con una precisione di 12 bit (4-5 Hz o migliore) a una frequenza di 22050-44100 campioni al secondo: da quel punto in poi tutta la logica dell'e-meter è tranquillamente implementabile via software. C'è chi con l'ingresso microfonico ci ha realizzato un oscilloscopio: figuriamoci se non si può realizzare un banale ponte di Wheatstone a selezione di banda http://zeitnitz.de/Christian/Scope/Scope_en.html.
Lo strumento, secondo ogni apparenza, misura il variare della resistenza del corpo umano fra le due palme delle mani.
A questo punto, riguardo al punto di vista teorico, occorre dire che dei "segnali" che il congegno sarebbe in grado di leggere al netto dei disturbi (niente affatto secondari, come si è visto), e cioè tensione muscolare superficiale, tensione muscolare profonda e conduttività ematica, nessuno è completamente involontario.
Il "claim" dell'apparecchio - di potere, nelle mani di un operatore esperto, dare indicazioni sullo stato interiore di un soggetto - è teoricamente sostenibile per apparecchi di questo genere (ohmmetri (trans-)cutanei), ma completamente infondato nella pratica per questo modello di apparecchio.
Potrà senz'altro accadere che un operatore dotato di sufficiente esperienza e sensibilità possa intuire lo stato interiore del soggetto in modo del tutto indipendente dalla lettura E-meter, e possa quindi "interpretare" il comportamento ohmico del soggetto in modo da dare autorità alla propria interpretazione. Purtroppo è altrettanto probabile che un operatore si inganni e faccia avallare in buona fede una lettura sbagliata. Inoltre, lo strumento ha un prezzo di listino del tutto ingiustificato, a meno che si voglia invocare un qualche effetto placebo dovuto all'esosità della richiesta di esborso - un po' come diceva Woody Allen degli psichiatri, per cui il prezzo della seduta sarebbe parte integrante della terapia.
![]()
|