A piece of blue sky - Uno squarcio di cielo blu: Operazione Meisner

Quinta parte: Il Guardian's Office 1974-1980. Capitolo 3

© 1990 Di Jon Atack

© Traduzione in italiano a cura di "Allarme Scientology", 2004

 

Perché mai un uomo certo dell'immortalità dovrebbe pensare alla sua vita?

- Joseph Conrad, Under Western Eyes

All'inizio di giugno 1976 il GO emise il "Progetto: obiettivo Dodell". Dodell stava avendo troppo successo contro Scientology nella difesa delle cause FOIA. Meisner ricevette l'ordine di rubare dal suo ufficio tutti quei dossier che potessero essere usati per formulare un'operazione atta a farlo rimuovere da Assistente Procuratore degli Stati Uniti. Intanto Meisner aveva chiesto e ottenuto un'autorizzazione scritta per poter utilizzare la biblioteca dell'Ordine degli Avvocati.

Alle sette di sera dell'11 giugno Meisner e Wolfe (Silver) firmarono il registro. Questa volta Silver usò un tesserino intestato a "Thomas Blake". Meisner mostrò al bibliotecario Johnson l'autorizzazione scritta che era riuscito ad ottenere. Seguirono la solita strada attraverso la porta sul retro della biblioteca ma scoprirono che gli addetti alle pulizie erano ancora al lavoro nell'ufficio di Dodell.

Mentre attendevano sul retro della biblioteca vennero avvicinati da due agenti del FBI. Charles Johnson, il bibliotecario, aveva fatto rapporto sulla loro precedente visita all'Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti. Sul momento non se ne era fatto nulla, ma a Johnson venne detto di contattare l'FBI se i due intrusi dell'IRS si fossero fatti rivedere. Meisner presentò le sue false credenziali dicendo di essersi nel frattempo dimesso dall'IRS. Uno degli agenti attese con i due, mentre l'altro andò a cercare un Assistente Procuratore.

Meisner disse che stavano facendo ricerca legale e che usavano la fotocopiatrice per copiare i testi che di interesse; diede all'agente Christine Hansen un indirizzo falso, qualche numero oltre il suo. Dopo circa quindici minuti di domande Meisner chiese se fossero in stato di arresto. Ottenuta una risposta negativa disse che se ne sarebbero andati. Nel tornare alla biblioteca incontrarono l'altro agente, Dan Hodges. Meisner lo chiamò per dirgli che la Hansen li aveva autorizzati ad andarsene. Una volta ancora Meisner aveva aggirato il nemico.

I due camminarono per diversi isolati per assicurarsi di non essere seguiti e poi presero un taxi per il ristorante Martin's Tavern. Meisner telefonò a Mitchell Hermann, il suo superiore di Los Angeles, e in modo indiretto lo informò che erano stati fermati. Hermann gli rispose di richiamarlo da un telefono pubblico. Nella conversazione che seguì gli disse di attendere al ristorante e di chiamarlo dopo un'ora per dargli in tempo di mettersi in contatto con Richard Weigand, l'Assistente Guardiano per le Informazioni degli Stati Uniti.

L'incredibile fortuna di Meisner era infine girata. L'operazione del GO a Washington era finita. Volenti o nolenti, una "chiesa" era penetrata nelle agenzie del governo degli Stati Uniti. Per diciotto mesi i suoi seguaci erano andati avanti e indietro indisturbati, copiando decine di migliaia di pagine di fascicoli, compreso materiale molto sensibile e riservato. Non deve meravigliare l'irruzione in forze del FBI contro la Chiesa di Scientology, un anno dopo. Pochi avrebbero capito i motivi di tale spiegamento. Ma per il Guardian's Office fu perfettamente chiaro.

Il GO, cercando di tenersi fuori dal problema, ordinò a Silver di consegnarsi, ma fu arrestato alla sua scrivania dell'IRS prima di potersi costituire. L'FBI aveva semplicemente controllato ogni registro in cui compariva la firma di "John Foster". Poi aveva controllato l'identità del suo accompagnatore. "W. Haake" e "Thomas Blake" non avevano portato a nulla, ma a volte Wolfe aveva usato il suo vero tesserino IRS. Fu arrestato per utilizzo di false credenziali. L'FBI dimostrò che le monolitiche agenzie del governo non erano poi così stupide come il GO era arrivato a credere.

Wolfe disse al FBI di aver condotto ricerche legali per conto suo e che conosceva l'altro uomo solo con il nome di "Foster". La storia era stata messa a punto dal GO e Wolfe si era allenato per memorizzarla e recitarla. Mantenne quella versione menzognera anche durante l'udienza del Gran Giurì, macchiandosi così di spergiuro e di associazione a delinquere per ostruzione alla giustizia in merito ai suoi altri reati.

Due mesi più tardi, alla fine di agosto del 1976, un agente del FBI si presentò alla Chiesa di Scientology di Washington con un mandato di arresto. Michael Meisner aveva dato alla biblioteca del tribunale un indirizzo di qualche numero diverso dal suo, ed era stato rintracciato parlando con i vicini.

Invece di consegnare Meisner, il GO aggiunse al suo crescente elenco di reati anche la protezione di un ricercato. Il GO era in preda al panico e i suggerimenti su come dovesse essere gestita la situazione si moltiplicavano. Inizialmente si pensò di trasferirlo in Europa. Doveva cambiarsi aspetto per sembrare un dandy di mezz'età. Avrebbe dovuto rasarsi il capo, mettere lenti a contatto, farsi incapsulare i denti, ingrassare o dimagrire e indossare scarpe particolari per modificare la sua postura. Si prese in esame una rapida successione di identità, prima "Jeff Burns", poi "Jeff Marks" e infine "Jeff Murphy". Il Controllore Mary Sue Hubbard scrisse però a uno dei suoi sottoposti che per Meisner sarebbe stato più sicuro scomparire in una grande città.

Mary Sue accusò anche ricevuta di una copia del mandato d'arresto di Meisner, e assieme al Guardiano Jane Kember ed altri funzionari del GO, continuò a discutere i diversi alibi inventati per Meisner. L'FBI scoprì questi scambi di corrispondenza nei raid del 1977.

Il Tenente Warren Young, uno scientologist in forza alla polizia di San Diego, controllò il computer del National Crime Information Center per vedere come stesse procedendo la caccia a Meisner. L'FBI alla fine lo interrogò e Young sostenne di averlo precedentemente arrestato per una infrazione pedonale.

Il FBI richieste campioni della calligrafia di Meisner per confrontarli con le firme nei registri dei diversi edifici del governo. Il GO di Washington fornì campioni falsi. Mary Sue Hubbard richiese un elenco degli edifici in cui si era introdotto illegalmente. La lista era impressionante, ben undici: Ministero della Giustizia, Internal Revenue Service, Ufficio delle Operazioni Internazionali, Ufficio Postale, Ufficio Nazionale del Ministero del Lavoro, Commissione del Commercio Federale, Ministero del Tesoro, Dogane degli Stati Uniti, Drug Enforcement Administration, uffici degli avvocati della American Medical Association e uffici di Washington dei legali del St. Petersburg Times.

Uno dei superiori di Meisner si trastullò persino con l'idea di creargli una copertura in cui avrebbe dovuto sostenere di aver voluto fare una ricerca sulla scarsità di sicurezza degli uffici del governo.

Alla fine di ottobre Meisner, che si nascondeva a Los Angeles, espresse preoccupazione per l'indecisione dei suoi superiori. Venne rassicurato sul fatto che Mary Sue Hubbard stava lavorando personalmente al suo caso. Lo stava davvero facendo e, qualche giorno più tardi, il Controllore suggerì che Meisner si consegnasse e dicesse che tutta la storia era scaturita dall'invidia che provava nei confronti della moglie, le cui prestazioni nel Guardian's Office erano di gran lunga superiori alle sue. Per non essere da meno, e a insaputa di tutti i suoi colleghi del GO, aveva organizzato le razzie negli uffici del governo.

Poi si suggerì che Meisner si costituisse dichiarandosi colpevole, e si appellasse al Quinto Emendamento (rifiuto di rispondere a domande che avrebbero potuto incriminarlo) per le domande relative ai suoi superiori. Tanta era la sua devozione per la causa che Meisner accettò di fare da capro espiatorio e andare in prigione, ma dovevano sbrigarsi a mettere insieme la shore story. Temeva le conseguenze per Scientology ed era consapevole che il ritardo avrebbe solo peggiorato ciò che lo aspettava.

Durante la latitanza Meisner continuò a lavorare per il Guardian's Office e a ricevere auditing di Scientology. I suoi appelli per una veloce risoluzione furono ripetutamente rigettati e alla fine minacciò di andarsene a Washington o in Canada se non si fosse intrapresa un'azione decisiva. Questa era la situazione nell'aprile del 1977, dieci mesi dopo l'incidente alla Biblioteca del Tribunale. Meisner era in fuga da otto mesi. Il GO replicò alla sua minaccia trasformando Brian Andrus, il suo "funzionario di caso", in carceriere.

Andrus e tre omaccioni, accompagnati da due alti ufficiali del Guardian's Office, fecero visita a Meisner dicendogli che da quel momento in poi avrebbe dovuto obbedire agli ordini. Il suo appartamento venne perquisito e fu asportata qualsiasi cosa potesse collegarlo anche lontanamente a Scientology. Come al solito Mary Sue Hubbard venne informata.

Un mese più tardi Andrus andò da Meisner dicendogli che lo avrebbero trasferito in un altro appartamento. L'uomo rifiutò, e «le due guardie lo ammanettarono dietro la schiena, lo imbavagliarono e lo trascinarono fuori dall'edificio. All'esterno lo costrinsero a stendersi sul fondo di un'auto in attesa. Una volta a bordo una delle guardie lo tenne schiacciato giù con i piedi». Il racconto, così come tutti i principali dettagli riportati in questo capitolo, proviene dalla Stipulation of Evidence firmata da Mary Sue Hubbard e da otto alti ufficiali del GO. Non si tratta di congetture. Esistono enormi quantità di documenti non impugnati.

Meisner riuscì a poco a poco a convincere i suoi carcerieri di essere disposto a collaborare e alla fine di maggio aveva ormai un solo guardiano. Un giorno riuscì a infilarsi in un taxi e fuggì. Si fece portare alla stazione degli autobus e da lì raggiunse Las Vegas. Nonostante tutto però era ancora devoto a Scientology. Pensava che i suoi carcerieri non avessero fatto le azioni giuste per il bene di Scientology e voleva avere il tempo per riflettere sulla situazione.

Il giorno seguente telefonò per dire che si trovava a Las Vegas. Il GO aveva già architettato una nuova "shore story" nel caso si fosse consegnato al "nemico". Cindy Raymond aveva suggerito di raccontare ai Federali che Meisner stava cercando di ricattarli minacciandoli di dichiarare il falso, e cioè che la chiesa gli aveva dato asilo durante la latitanza.

Meisner accettò un incontro con Jim Douglas, uno dei suoi precedenti carcerieri, ma rifiutò di tornare a Los Angeles con lui. Troppo tardi. Il GO aveva scoperto dove alloggiava e un altro funzionario lo aspettava all'hotel. Riuscì a convincerlo che da quando un executive senior del GO era stato rimosso era cambiato tutto.

Gli scientologist giustificano sempre le azioni riprovevoli della chiesa addossandone la colpa a un Soppressivo poi scoperto e rimosso. Hubbard aveva usato per la prima volta questo espediente nel 1952, quando aveva attaccato Don Purcell. Gli scientologist credono fermamente nell'influenza malvagia dei Soppressivi e nel loro magico potere distruttivo. Quasi tutti accettano questa scusa senza discutere. Anche Meisner lo fece e alla fine tornò a Los Angeles.

In realtà Andrus aveva dato ordine di cercare un nuovo appartamento e di rinchiudervi Meisner in una stanza senza finestre, o con una finestra da cui fosse impossibile scappare. Non doveva avere più contatti con il mondo esterno. Al suo arrivo a Los Angeles venne immediatamente rinchiuso.

Nel giugno del 1977, dopo essersi dichiarato colpevole di contraffazione di identità, Gerald "Silver" Wolfe venne condannato con la condizionale e obbligato a un periodo di servizio per la comunità. Il giorno della condanna ricevette anche un mandato di comparizione per quello stesso pomeriggio davanti al Gran Giurì, il quale stava indagando sulle intrusioni al Tribunale. L'FBI non mollava la presa.

Wolfe raccontò la storia su cui si era così accuratamente esercitato; sostenne di essersi recato alla biblioteca del tribunale solo per farsi una cultura nella ricerca legale, in modo da poter ottenere un impiego migliore. Disse di conoscere il suo complice solo come "John Foster". Dopo l'interrogatorio riferì meticolosamente tutto al GO.

Meisner frattanto era riuscito a ingraziarsi di nuovo i suoi carcerieri e dopo poche settimane gli fu tolta la sorveglianza notturna. Alla fine raccolse qualche indumento e fuggì dall'appartamento. Si guardò attentamente alle spalle per accertarsi di non essere seguito e cambiò due volte autobus fino ad arrivare a un Bowling. Da lì telefonò al Vice Procuratore di Washington presentandosi come Gerald Wolfe, in caso il GO avesse infiltrato un operativo in Procura. Due ore più tardi si arrese ai Federali.

Mentre il GO stava architettando una storia sul presunto tentativo di Meisner di ricattare la chiesa dopo aver organizzato le operazioni di Washington di sua iniziativa, i Federali, con il suo aiuto, si muovevano a tutta velocità. Meisner telefonò al GO dicendo che stava riflettendo, cosa che li prese alla sprovvista. In realtà Meisner aveva sì riflettuto, ed era giunto alla conclusione che c'era qualcosa di terribilmente sbagliato in un'organizzazione che ricorreva alle tattiche criminali a cui era ricorsa la Chiesa di Scientology. Era finalmente uscito dall'incubo kafkiano e reso la sua confessione, non più all'auditor di Scientology ma al FBI. Il 7 luglio 1977 i Federali intrapresero una delle più grandi irruzioni della loro storia: l'obiettivo era il Guardian's Office della Chiesa di Scientology, in contemporanea a Los Angeles e a Washington.

Il risultato fu la condanna al carcere di undici ufficiali del GO, compreso il Guardiano Jane Kember e il Controllore Mary Sue Hubbard.


Note dell'autore:

Fonte principale:
Stipulation of Evidence in U.S.A. vs. Mary Sue Hubbard et al., District Court, DC, caso penale N. 78-401.

 
 
 
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