A piece of blue sky - Uno squarcio di cielo blu: La morte di Susan Meister

Quarta Parte: La Sea Organization 1966-1976. Capitolo 4

© 1990 Di Jon Atack

© Traduzione in italiano a cura di "Allarme Scientology", 2004

 

Susan Meister aveva conosciuto Scientology nell'autunno del 1970. A novembre stava già lavorando all'org di San Francisco: era una convertita entusiasta e cercò di convincere i genitori a diventare scientologist. Voleva stare vicina al "Fondatore" e contribuire a "Chiarire il Pianeta" così nel febbraio del 1971 entrò in Sea Org. Alla fine del mese era a bordo dell'"Ammiraglia" Apollo. La sua permanenza fu breve e tragica. L'8 maggio scrisse alla madre:

Mamma,

Ti ricordi quando mi hai parlato della III Guerra Mondiale - e da dove sarebbe partita se fosse iniziata - papà e quasi tutti hanno detto che sarebbe cominciata in Cina o in Russia contro gli Stati Uniti e tu hai detto - oh no - partirebbe dalla Germania - che i nazisti non si erano ancora arresi - ? Beh piccola, avevi ragione - in Germania sta avvenendo una nuova rinascita nazista - ma adesso è una corsa tra i buoni che indossano il cappello bianco (Scientologist) [sic] e il campo di morte di Lipsia (nazisti) [sic] i cattivi con il cappello nero - naturalmente vinceremo - ma il gioco è eccitante. La verità è più strana della fantasia. Come dice Alice [nel Paese delle Meraviglie]: "Le cose diventano sempre più curiose!". Entra in Scientology ora. È fantastica.

Ti voglio bene,
Susan

Quattro giorni dopo Susan Meister scrisse quest'altra lettera:

Cara Famiglia, ho appena fatto una seduta, una seduta di auditing e mi sento bene! Bene, BENE! E la mia vita si sta ESPANDENDO! ESPANDENDO! - ed è tutto [merito di] SCIENTOLOG [sic]. Svelti! Svelti, siate amici di voi stessi - entrate ORA nello staff - È più prezioso dell'oro ed è la cosa più assolutamente meravigliosa che sia mai esistita. Con affetto, Susan

L'ultima lettera ai genitori scritta dall'Apollo porta la data del 17 giugno 1971. In essa Susan li ringrazia per un biglietto d'auguri di buon compleanno e per i tanti regali, tra cui un vestito nuovo. Continua mostrando gli effetti dell'ossessione di Hubbard per un "grande complotto" contro di lui su di una mente giovane e impressionabile:

Non posso dirvi esattamente dove ci troviamo. Abbiamo nemici che si stanno approfittando dell'ignoranza e della mancanza di auto-determinismo e non vogliono vederci vittoriosi nel ridare la libertà e l'auto-determinismo ai popoli di questo pianeta. Se questa gente dovesse scoprire dove ci troviamo - cercherebbero di distruggerci. Perciò non possiamo rivelare dove si trova la nave.
Ancora una volta Susan esortava la madre a leggere i libri di Hubbard e a fare corsi di Scientology. Dieci giorni dopo aver scritto questa lettera Susan moriva. Quando Artie Maren, addetto alle Pubbliche Relazioni del Guardian's Office, telefonò a casa Meister, George, il padre di Susan, era via per lavoro. George Meister incontrò Maren il giorno seguente e si vide consegnare un "foglio dei fatti" non firmato con il resoconto degli scientologist e una serie di dichiarazioni numerate.

Meister disse a Maren che il corpo della figlia doveva essere trasferito immediatamente in aereo negli Stati Uniti affinché si potesse provvedere a una degna sepoltura. In risposta ricevette una lettera di Bob Thomas della Chiesa di Scientology di Los Angeles in cui gli si spiegava che gli armatori "panamensi" della Apollo non erano tenuti a dare informazioni alla Chiesa di Scientology. Norman Starkey, il capitano della nave, si era comunque offerto di pagare le spese per una sepoltura cristiana in Marocco, ma era spiacente di non poter pagare per il ritorno della salma negli Stati Uniti.

George Meister, stordito dalle notizie, decise di recarsi personalmente in Marocco per cercare di verificare le circostanze della morte della figlia. Gli venne detto che avrebbe potuto vedere il corpo nell'obitorio di Safi. Partì per il Marocco il 14 luglio.

All'aeroporto di Casablanca Meister fu accolto dal membro della Sea Org Peter Warren, il quale lo accompagnò all'Hotel Marhaba. Meister incontrò anche il vice console americano Jack Galbraith e gli spiegò lo scopo della sua missione. Durante quell'incontro telefonò Warren per informare Meister che lo avrebbe accompagnato in macchina a Sail, distante 120 miglia. Gli disse anche che la Apollo era già in ritardo sulla data di partenza, ma che vista la presenza di Meister avrebbe atteso un altro po'.

Meister organizzò la partenza per il mattino seguente alle sei, accompagnato da Galbraith, da Warren e da una ragazza Sea Org di nome Joni. La prima tappa a Sail fu alla stazione di polizia. Meister dice che il funzionario con cui parlò cercò sinceramente di aiutarlo. Gli mostrò una fotografia scattata a bordo della Apollo che ritraeva la ragazza morta. Secondo il padre, Susan «giaceva su una cuccetta con addosso il vestito nuovo che le aveva fatto la madre; aveva le braccia incrociate con un revolver a canna lunga posato sul petto. Al centro della fronte aveva un foro di proiettile e un rivolo di sangue le usciva dall'angolo della bocca. Iniziai a chiedermi come avesse potuto spararsi nel mezzo della fronte con quella pistola a canna lunga. Avrebbe dovuto reggerla con entrambe le mani e le braccia tese. Sulla fronte non c'erano bruciature da polvere da sparo, che sarebbero dovute sicuramente essere presenti se si fosse sparata come sembrava nella foto».

La polizia disse che il revolver non era disponibile per una ispezione. A Meister venne mostrato il rapporto di polizia, ma era scritto in francese, lingua che né lui né Galbraith conoscevano. Gli dissero che non potevano dargli copia del rapporto o delle fotografie.

Meister e Galbraith si recarono allora all'ospedale dove era custodita la salma della ragazza. Nel corso dell'autopsia erano stati asportati sia gli intestini che e il cervello. Meister dice che Warren ammise di aver concesso l'autorizzazione poiché era convinto che Susan potesse essere sotto l'effetto di droghe. Meister chiese di vedere il corpo, che gli era stato detto essere custodito in una cella frigorifera dell'obitorio. Con sua grande sorpresa un medico gli comunicò di non sapere dove fosse la salma.

Il giorno successivo, sempre alla presenza di Warren e di Joni, Meister e Galbraith furono ricevuti dal Pascià di Safi, il quale disse di non poter consegnare le copie del rapporto di polizia o le fotografie in quanto aveva trasferito tutto il fascicolo a Marrakesh, capitale della provincia. Quando Meister insistette per sapere dove fosse finito il corpo della figlia il Pascià gli rispose che il colloquio era terminato.

Meister chiese allora a Warren di poter vedere Ron Hubbard; sapeva che sua figlia Diana era coetanea di Susan. Secondo le parole dello stesso Meister:

Oltrepassati i cancelli sorvegliati dell'area recintata del porto avemmo il primo sguardo dell'Apollo, la nave di Hubbard. Il suo aspetto era vetusto e quando salimmo a bordo le ragazze che presidiavano il ponte ci fecero il saluto militare. Erano tutte abbigliate con abiti da lavoro di origine civile. Sembravano quasi tutte molto giovani. Una volta imbarcati ci portarono a poppa, che veniva usata come sala di lettura e in cui diverse persone erano sedute intente a leggere libri. L'accenno a Susan sembrò essere accolto con disapprovazione da chi era a bordo... Ci mostrarono l'alloggio di Susan, sui ponti inferiori di poppa dove erano presenti una cinquantina di cuccette a castello. Susan ci aveva scritto di aver diviso per tutto il tempo una cabina con una sola altra persona. Poi ci mostrarono la cabina vicina all'alloggio del pilota, in cui sarebbe avvenuto il presunto suicidio. Era piccola e sembrava una stanzetta in cui l'ufficiale di servizio andava a schiacciare un pisolino... a bordo non ci fu permesso di visitare altro... Poiché Hubbard si trovava a bordo chiesi di incontrarlo. Warren mi rispose che avrebbe domandato... tornò dopo circa mezz'ora dicendo che Hubbard aveva rifiutato di incontrarmi.
Meister e Galbraith tornarono a Casablanca e il padre di Susan scoprì che le circa trenta filmine che aveva con sé erano scomparse, compresa quelle girate a Sail e della Apollo.

Mentre mi stavo preparando per lasciare l'hotel [per tornare a casa] suonò il telefono della mia stanza. Era Warren, il quale mi disse che doveva vedermi immediatamente per una cosa della massima urgenza. Gli dissi che l'avrei incontrato nella hall... Quando Warren arrivò sembrava terrorizzato. Era pallido e mi portò verso una poltrona in un angolo... mi disse di essere stato mandato per cercare un accordo con me, in contanti.

Meister, offeso dalla proposta, disse a Warren di rivolgersi al suo legale. «All'aeroporto, appena prima di imbarcarmi, venni avvicinato da un uomo grande e grosso con un abito gessato e una valigetta. Mi disse "La stiamo tenendo d'occhio, e lo stesso stanno facendo la CIA e l'FBI"».

Al ritorno negli Stati Uniti Meister scoprì che la figlia era stata sepolta nel cimitero di Casablanca, in un sacco di iuta, prima del suo arrivo in Marocco. Organizzò la riesumazione e il trasporto in America della salma in una bara sigillata. Prima dei rientro del corpo l'Autorità Sanitaria del Colorado ricevette una lettera anonima in cui tra l'altro era scritto che:

Il Marocco è stato colpito da un'epidemia di colera... Sono stati registrati due o trecento decessi. E mi è stato riferito che la figlia di un tale George Meister è morta in Marocco per un incidente o di colera, probabilmente per quest'ultimo.
Il Los Angeles Times riferì gli eventi: «Secondo una lettera scritta l'11 novembre 1971 dal Vice Segreterio di Stato David M. Abshire al Comitato delle Relazioni Estere del Senato - il Capitano di Porto della Apollo ha minacciato, in presenza del Vice Console americano a Casablanca Sig. William J. Galbraith, di avere sufficiente materiale per calunniare Mr. Meister, comprese foto compromettenti di Miss Meister ... a quanto ci è stato riferito Meister ha lasciato il Marocco il giorno prima che le minacce fossero fatte».

Gli scientologist lanciarono poi una campagna di scarso successo contro Galbraith; dissero per esempio ai giornalisti che il vice console li aveva minacciati che la CIA avrebbe affondato l'Apollo.

Meister ricevette lettere anonime secondo cui la figlia avrebbe girato dei film pornografici, e che era stata una tossicodipendente. Ha raccontato di essere stato molestato per sei anni. Le molestie terminarono più o meno nel periodo in cui il FBI fece irruzione al Guardian's Office, nell'estate del 1977.

Se anche Susan Meister si fosse effettivamente suicidata, restano comunque alcune domande senza risposta. La ragazza era a bordo della Apollo da quattro mesi, e in quel periodo aveva spedito lettere entusiastiche ai genitori. Per giustificare un suicidio avrebbe dovuto avere un cambio di umore davvero repentino e avere anche perso la fede nell'efficacia di Scientology. Se ciò fosse accaduto, che cosa poteva aver provocato quell'improvviso cambio di opinione, e perché non lasciò la Apollo?

Le lettere in uscita dalla nave venivano censurate e i passaporti delle persone a bordo erano custoditi dall'Ufficiale di Etica. Forse Susan non poteva scrivere la verità su ciò che aveva scoperto, e non poteva lasciare la nave. Forse.

Non esistono prove concrete che la morte di Susan Meister sia da ascrivere a qualcosa di diverso da un suicidio. Ma l'intera faccenda si combina con gli eventi successivi. Quando aveva creato la Sea Org Hubbard era riuscito a porsi di sopra della legge. Nessun coroner investigò su quella morte; se ci fosse stata un'inchiesta probabilmente si sarebbe scoperto almeno un crimine.


Note dell'autore:

Fonti aggiuntive: "Scientology Said Susan Was a Suicide," articolo di George Meister; testimonianza di George Meister, Udienze di Clearwater, maggio 1982; lettera all'autore di George Meister, 13 giugno 1986; inoltre, intervista con Urquhart, corrispondenza con Amos Jessup.

 
 
 
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