Cults in Our Midst - Le sette tra noi: Salvare i bambini.

Di Margaret Thaler Singer, con la collaborazione di Janja Lalich

Pubblicato nel 1995 da Jossey-Bass Publishers, ISBN 0-7879-0266-7, prefazione di Robert Jay Lifton. Una lettura fondamentale per comprendere il fenomeno settario.

© Traduzione e note a cura di Martini

 

Capitolo 10 - salvare i bambini

 
 

Ogni anno, dal 1978, partecipo alla commemorazione dell'anniversario di Jonestown celebrata nella Bay Area o in altre città. Il mio luogo preferito è l'Evergreen Cemetery, a Oakland, California. Arrivo presto per avere qualche momento di solitudine e riflettere sul perché continuo a studiare le sette, e perché voglio aiutare chi le lascia.

Una delle ragioni principali è il mio desiderio di dar voce a tutti quei bambini che sono sepolti sotto quell'erba, a cui non è stata data la possibilità di crescere, che non hanno mai frequentato vere scuole, che non hanno mai avuto l'opportunità di scegliere che tipo di professione avrebbero voluto intraprendere. L'ego impazzito di Jim Jones ha messo fine alle loro vite prima che avessero anche una piccola possibilità.

Me ne sto lì, in quella enorme area di tombe senza nome dove sono sepolti 406 corpi, e penso a tutte le fotografie di bambini sorridenti che ho nel mio studio. Mi sono state date da Jeannie e Al Mills, che con Jones avevano passato sei anni, e che furono misteriosamente assassinati a Berkeley circa tre anni dopo la tragedia di Jonestown. Ho altri ricordi datimi da Charles Garry, uno dei legali del Tempio del Popolo trasferitosi in Guyana, che il giorno della fine era alla macchia nella giungla. Stare sola sulla collina dell'Evergreen Cemetery, pensare a tutti quei bambini sorridenti, pensare a tutte le lettere che ho letto che loro indirizzavano a "papà" (il modo in cui Jones voleva essere chiamato) è per me un solenne promemoria degli effetti delle sette sui bambini.

Ho intervistato o dato assistenza a numerosi ex membri del Tempio del Popolo sopravvissuti alla Notte Bianca finale, come Jones aveva definito la preparazione della setta al suicidio, perché in quel momento si trovavano a Georgetown, Guyana, oppure negli Stati Uniti. Per loro e per i parenti che laggiù hanno perso la famiglia i ricordi sono tremendi. Ogni anno queste persone si appellano alla pubblica opinione perché affronti la natura delle sette. Ed ogni anno se ne vanno perplessi nel constatare quanto le sette siano in espansione, e quante migliaia di bambini e genitori siano ancora in schiavitù.

Alla più recente commemorazione erano presenti due personaggi interessanti: Stephan Jones, figlio di Jim Jones, e Patricia Ryan, figlia del parlamentare americano ucciso per ordine di Jones sulla pista di atterraggio di Port Katiuma. Questi due giovani si sono incontrati nella speranza che non accadano più altre Jonestown. Entrambi sanno, nel profondo del cuore, che potrebbe succedere di nuovo.

Ad una di queste giornate commemorative [1] una ragazza sopravvissuta ha parlato della sua amica morta laggiù. L'amica non aveva idea di che cosa fosse il mondo esterno, ha raccontato, ma a volte ne parlava dicendo «mi piacerebbe sapere com'è il mondo, solo per un giorno». Voleva avere quella possibilità, ma non l'ebbe mai. Non aveva modo di uscire da quella situazione, non aveva nessuno a cui rivolgersi.

È stato stimato che i bambini che vivono in condizioni di settarismo sono migliaia [2], 5.000 soltanto in un gruppo trasferitosi dagli Stati Uniti in Europa e altrove. La Tony and Susan Alamo Foundation era famosa perché faceva pubblicità a livello nazionale chiedendo alle donne incinte di non abortire, e consegnare invece i neonati alla fondazione per essere cresciuti. Alcune sette insistono affinché le componenti femminili siano delle "allevatrici" e mettano al mondo numerosi figli - cioè più seguaci della setta. Il lavoro di diversi ricercatori [3] ha attestato lo stato deplorevole dei bambini presenti in certe sette - l'uso di disciplina estrema, il fatto che non siano cresciuti dai genitori ma da altri membri del gruppo, l'abbandono totale, la scarsa istruzione, l'abuso emotivo e psicologico, la mancanza di adeguata assistenza medica, dentale e nutrizionale.

Indipendentemente dal modo in cui i giovani arrivano in una setta, essi sono ancora più impotenti dei bambini abbandonati e abusati nel mondo esterno, perché vengono tenuti lontani dalla protezione della società in generale. Nella società americana i bambini abusati, abbandonati e maltrattati hanno spesso intorno insegnanti, vicini e parenti. Una volta notato l'abuso i servizi per la protezione dell'infanzia, la polizia ed altri enti possono usare i canali legali per salvare questi bambini. Al contrario, i bambini di certe sette sono più simili a prigionieri in un altro paese, ma a loro manca addirittura l'aiuto dei volontari di Amnesty International o della Croce Rossa Internazionale.

Alcuni gruppi inviano i nuclei familiari a reclutare o raccogliere fondi oltreoceano, dove i bambini sono fuori dalla giurisdizione delle leggi degli Stati Uniti a protezione dell'infanzia. Chi esce da una setta lasciandosi dietro coniuge e figli ha spesso dovuto tristemente scoprire che il gruppo porta via i bambini, spesso fuori dagli Stati Uniti in località estere dove localizzare i figli diventa molto difficile, se non impossibile. I bambini delle sette sono impotenti. Sono vittime totali - anche i genitori da cui dovrebbero dipendere sono controllati dal leader, perciò il loro destino è nelle sue mani. Nelle sette i genitori non agiscono come farebbero nel mondo normale. Diventano come i dipendenti di un'azienda: il leader ordina il modo in cui i bambini devono essere cresciuti e i genitori semplicemente eseguono gli ordini. Si può fare un esempio esaminando i bambini di Jonestown e Waco.

 

I bambini di Jonestown

276 dei 912 morti del Tempio del Popolo erano bambini. Nell'insediamento nella giungla della Guyana i bambini vivevano in condizioni di sovraffollamento che ricordava gli alloggiamenti sulle navi negriere. Il cibo era a malapena mangiabile, cure mediche e abbigliamento inadeguati. Venivano separati da genitori e fratelli e affidati a bambinaie, insegnanti o case speciali che avevano la supervisione su gruppi di circa dodici elementi. I bambini avevano il permesso di vedere brevemente i genitori solo alla sera; in questo modo riponevano tutta la loro fiducia in Jones e sua moglie, che consideravano come padre e madre. I bambini venivano premiati per spiare i genitori.

Dopo i sei anni dovevano prestare "servizio pubblico" - duro lavoro fisico che comprendeva anche lavorare nei campi strappati alla giungla o nelle squadre di costruzione, dalle 7 del mattino alle 6 del pomeriggio, con temperature che potevano raggiungere i 40°C. Oltre la metà dei lavori di costruzione di Jonestown fu fatto da adolescenti.

Per punizione venivano rinchiusi in un pozzo buio dove, si diceva, i serpenti erano in attesa. Venivano anche imprigionati per settimane intere in box di compensato delle dimensioni di cm. 180 x 90 x 120. Erano picchiati pubblicamente, alcuni persero addirittura i denti per le percosse; venivano costretti a scavare buche e poi a riempirle di nuovo, rinchiusi in cantina. Jones osservava spesso le guardie della sicurezza che picchiavano i bambini con fibbie, cinghie o una lunga tavola di legno. Le ragazzine venivano spogliate e gettate sotto la doccia fredda, o nella piscina. Ai bambini venivano somministrate scariche elettriche con elettrodi applicati alle braccia. In un caso due ragazzini di sei anni che avevano cercato di scappare vennero incatenati alle caviglie.

I bambini del Tempio del Popolo subivano spesso abusi sessuali. Quando il gruppo era ancora in California ragazzine di appena quindici anni dovettero concedere favori sessuali a personaggi influenti che Jones corteggiava. Uno dei supervisori all'infanzia di Jonestown aveva un passato di abusi su minori, e lo stesso Jones aveva aggredito alcuni dei bambini presenti. Se durante un'assemblea marito e moglie venivano colti a parlare privatamente, le loro figlie venivano costrette a masturbarsi in pubblico oppure ad avere rapporti sessuali con qualcuno che la famiglia non gradiva, e a farlo davanti all'intera popolazione di Jonestown, adulti e minori.

Jones somministrava ai bambini potenti psicofarmaci. Vennero anche assoggettati al terrore di 42 esercitazioni di suicidio di massa. Fino all'ultimo, la Notte Bianca finale, non seppero se si trattava di una esercitazione o della verità. Jones aveva iniziato a progettare il suicidio di massa della setta almeno cinque anni prima [4]. Nel 1973 aveva detto a Grace Stoen, membro del gruppo: «Moriranno tutti, eccetto me, naturalmente. Io devo restare e spiegare perché l'abbiamo fatto, perché crediamo all'integrazione». Jones aveva detto all'adolescente Linda Myrtle «Tutti noi ci suicideremo, prima i bambini e poi noi stessi». Verso la fine del 1975 Jones iniziò le esercitazioni per la Notte Bianca. Ai membri venivano date bevande che si diceva fossero avvelenate, e che sarebbero morti nel giro di pochi minuti. La località era circondata da guardie di sicurezza e nessuno poteva andarsene. Queste esercitazioni erano iniziate in California e proseguirono in Guyana.

Verso le 5 del pomeriggio dell'ultimo giorno Jones chiamò a raccolta tutte le persone dell'insediamento. Il medico del campo e due infermiere avevano riempito centinaia di siringhe con una bevanda dolce a base di cianuro - gialla per gli infanti, rosa per i bambini sotto i dieci anni e rossa per tutti gli altri. Jones registrò le ultime ore a futura memoria, e nel nastro si sente il membro Christine Miller che protesta: «guardo tutti questi bambini, e credo si meritino di vivere … io ho il diritto di decidere, e decido di non suicidarmi».

Come molti altri che hanno studiato quel nastro, ho notato che Jones spense e riaccese il registratore più volte. Ben presto Jones iniziò ad urlare: «per primi voglio i miei bambini. Portatemi prima i bambini piccoli e i più grandicelli. Forza, muovetevi, muovetevi, non abbiate paura di morire». Si dice che le infermiere presero le siringhe e ne riversarono il contenuto nella gola degli infanti. Stanley Clayton e Odell Rhodes, che si erano nascosti e sopravvissero, hanno fornito racconti degli ultimi minuti. Clayton ha raccontato che «le infermiere strappavano i bambini dalle braccia delle madri» [5]. I bambini calciavano e urlavano, e una infermiera ammonì «Non stanno piangendo di dolore. È solo un po' amaro da mandare giù. Non stanno piangendo di dolore». Le madri spinsero le bevande avvelenate nelle gole dei neonati e dei bambini più piccoli. Sul nastro finale della Guyana si sente la voce di Jones che dice alle madri: «sbrigatevi, portate qui i più piccoli. Su mamme, sbrigatevi».

L'insediamento di Jonestown non esiste più, ma l'incubo della vita settaria continua ad aleggiare per molti bambini e adolescenti di altre sette.

 

I bambini di Waco

25 degli oltre ottanta morti nel feroce rogo della setta dei Branch Davidians, in Texas, erano bambini. In precedenza, nel corso del braccio di ferro con gli agenti del governo federale, il leader della setta David Koresh aveva liberato 21 bambini di età compresa tra i cinque mesi e i dodici anni. Questi bambini sono stati attentamente studiati da Bruce D. Perry, M.D., Ph.D. [6], ricercatore e professore di psichiatria infantile del Baylor College of Medicine di Houston, Texas. Il suo background nello studio di bambini ed adulti traumatizzati l'hanno sicuramente preparato bene all'osservazione e concettualizzazione di ciò che lui e i suoi colleghi hanno scoperto tra i bambini Branch Davidians.

Questi bambini hanno mostrato uno sviluppo in senso fisico, psicologico, emotivo, cognitivo e comportamentale ben lungi dalla norma. Nel corso delle prime settimane mostravano i segni fisici dello stress mentale che stavano vivendo. Anche a riposo il battito cardiaco si manteneva sulle 120 pulsazioni, da 30 a 50% superiore alla norma. «Quei bambini erano terrorizzati» ha detto il Dottor Perry. Il loro terrore scaturiva dal fatto che Koresh aveva loro insegnato che tutti gli esterni alla setta erano malvagi, e molto probabilmente li avrebbero feriti o uccisi. L'assalto all'insediamento aveva rinforzato quell'insegnamento. La ricerca ha mostrato che le esperienze traumatiche modificano realmente la fisiologia del cervello, risultando in problemi mentali o emotivi.

Liberi dalla struttura della setta, i bambini si erano organizzati con una modalità simile alla vita che conoscevano nell'insediamento. Bambini e bambine formarono gruppi separati, ognuno con un leader che parlava e prendeva decisioni per il resto del gruppo. Molti bambini disegnarono Koresh come Dio; altri fecero scarabocchi in cui era scritto "David è Dio". Ai bambini era stato insegnato ciò che il Dott. Perry definì "storie d'odio" sulla vita, ed erano privi del concetto di famiglia e relazioni familiari che hanno i bambini cresciuti nella società esterna. Si riferivano a Koresh come a loro padre, perché nella setta le coppie venivano divise di routine, le famiglie separate e Koresh aveva fatto di se stesso la figura paterna dell'intera setta. La maggioranza dei bambini pensava ai propri genitori semplicemente come a membri adulti del gruppo, e fratelli e sorelle erano amici o conoscenti. Quando il Dott. Perry chiese di disegnare una famiglia raffigurarono gruppi a caso di membri della setta oppure Koresh, anche se non avevano relazioni di parentela con lui. Alcuni bambini addirittura non avevano la più vaga idea di che cosa fosse una famiglia.

Non soltanto era distorta e non sviluppata la visione di famiglia, ma anche quella di se stessi. Quando fu chiesto di fare un "disegno di te " molti bambini riuscirono a tracciare soltanto una figura piccola e primitiva, spesso in un angolo di un foglio altrimenti vuoto. Ma la cosa più importante che il Dott. Perry e il suo team di specialisti notarono fu che i bambini trovavano quasi impossibile pensare o agire in modo indipendente. Facevano tutto in gruppo, anche compiti semplici come decidere se mangiare un sandwich con il burro di arachidi o con la marmellata. Il leader del gruppo maschile e la leader del gruppo femminile prendevano questa decisione per il resto del rispettivo gruppo. Questi bambini non erano mentalmente ritardati, ma erano limitati dall'ambiente settario in cui erano cresciuti. Non erano in grado di riconoscere un quarto di dollaro, ma riuscivano a recitare lunghe citazioni di scritture bibliche. Alcuni rimasero affascinati dai bagni all'interno dell'edificio e dagli sciacquoni, dispositivi che non avevano mai visto prima di lasciare la proprietà della setta. Allo stesso modo era una novità l'acqua corrente.

I bambini cresciuti nella setta dei Branch Davidians conoscevano soltanto il mondo distorto e violento creato da David Koresh, e l'illusione di un mondo nemico in cui lui metteva tutti gli esterni. La relazione del Dott. Perry sul suo lavoro enfatizza la problematica dei diritti umani dei bambini nelle sette, bambini che soffrono sotto diversi punti di vista - dall'immagine distorta di sé a ideali irreali e distorti del mondo esterno, ai traumi della vita settaria che modifica realmente le funzioni cerebrali.

 

I bambini in altre sette

Ogni setta si vede al di sopra delle leggi del paese, come uno stato sovrano con regole superiori proprie e, in molte casi, i bambini vengono trattati come esseri sacrificabili. Il leader potrebbe non voler "sprecare" soldi per loro. Oppure potrebbe razionalizzare le pratiche del gruppo in modo che i genitori non prestino più attenzione a quelle cure che un tempo ritenevano un bene per i figli. Spesso i genitori vengono indotti a considerare i bambini come creature simili ai puledri selvaggi, che devono essere "ammaestrati".

Abuso fisico

In molti gruppi settari vengono esercitate forme di controllo comportamentale estremamente rigide e punitive. Gravi percosse intese a «piegare la volontà, scacciare il peccato, avere la meglio sui demoni» sono sistemi accettati per crescere i bambini. In alcune sette vengono praticati sui bambini esorcismi per scacciare spiriti malvagi, demoni e cose di questo tipo. Questi eventi possono essere brutali, terrificanti. Le punizioni vengono inflitte senza riguardo e a volte possono costare la vita.

  • Luke Stice, di cinque anni, morì con il collo spezzato in una setta di sopravvivenza del Nebraska rurale. Pare che sia stato il risultato di una "seduta disciplinare" normale, oppure un atto deliberato per costringere il padre, che se ne era andato lasciando nella setta Luke ed altri due figli, a tornare. Prima dell'evento mortale il leader aveva costretto Luke a passare lunghi periodi con solo le mutandine addosso, e obbligato a rotolarsi nel fango e nella neve [7].

  • John Yarbough, dodici anni, venne picchiato a morte in una setta del Michigan, la House of Judah. Prima di morire, e dopo essere stato percosso per parecchi giorni di seguito, non era più in grado di camminare e mangiare. Il leader cercò di rimetterlo in piedi prendendolo per le orecchie, con le pinze. Un altro ragazzo ha raccontato che per punizione gli avevano ustionato il viso; un altro ancora ha testimoniato che ad un suo compagno erano state messe braci in bocca e sulle mani [8].

Certe sette poi promuovono l'abuso sessuale sui bambini, sia come riflesso dei desideri deviati del leader e modo per soddisfare le sue fantasie, sia come razionalizzazione del leader che considera l'abuso un semplice modo per reclutare nuovi membri. Alcune sette incoraggiano il sesso tra i bambini, tra adulti e bambini oppure rapporti incestuosi.

Scolarizzazione inadeguata

Molte sette limitano i contatti con i non membri creando un muro invisibile intorno al gruppo. Parte di questa pratica consiste nel disapprovare la scuola e l'istruzione formale, anche se altre permettono la frequenza di scuole esterne. Questi bambini, però, vengono spesso ridicolizzati dai compagni per il loro abbigliamento strano o abitudini insolite.

Alcuni gruppi settari chiedono ai membri di trasferire automobili da un capo all'altro del paese per conto di chi non vuole guidare. Un modo per raccogliere soldi. I figli sono costretti a seguire i genitori in questi lunghi spostamenti e non hanno una scolarizzazione regolare o la possibilità di fare normali amicizie con gli altri bambini del condominio o del quartiere. Sempre sulla strada, non hanno compagni di gioco. Quando alla fine uno dei genitori lascia il gruppo, solitamente il bambino è indietro negli studi e non riesce ad adattarsi ad un ambiente normale.

Scarse cure mediche

Non sempre nascite e morti dei membri di una setta vengono regolarmente registrate. L'assistenza durante gravidanza e parto viene schernita o proibita, con tassi di mortalità infantile e puerperale che, in alcuni gruppi, raggiungono proporzioni impressionanti.

Nelle sette solitamente manca la cura per la salute. A seconda della filosofia del gruppo la cura sanitaria personale, compresa quella dei bambini, può essere inesistente, denigrata o apertamente vietata. Spesso i bambini non vengono sottoposti a vaccinazioni o a controlli regolari. Ai membri manca la normale assistenza medica come cure e apparecchi odontoiatrici, occhiali, cure ortopediche.

In sette che promuovono l'uso di droga, anche i bambini vengono fatti partecipi di questo comportamento. Ci sono stati casi di bambini che facevano uso di marijuana, cocaina, eroina e anfetamine.

In molte sette la dieta inadeguata è uno standard. In alcuni gruppi vengono imposte diete bizzarre o sbilanciate come forma punitiva o per contenere i costi. In via generale, per i bambini la dieta può essere scarsa o inadeguata. I bambini dei gruppi nomadi come i Garbage Eaters [mangiatori di immondizia] vengono scarrozzati per le campagne e nutriti con lo stesso cibo che i genitori raccattano nei bidoni dell'immondizia di ristoranti e supermercati.

Ne consegue che i bambini dei gruppi settari sono quasi sempre affamati - sia di cibo che di attenzioni, tenerezza e normali cure.

Abuso emotivo e psicologico

Nella maggioranza delle sette i bambini conducono vite isolate e limitate. Alcuni entrano nella setta al seguito dei genitori, altri ci sono nati durante la loro affiliazione. I bambini nati prima dell'ingresso nel gruppo vengono spesso curati in misura minore dei fratellini nati all'interno della setta: questi ultimi sono "benedetti" mentre quelli nati prima vengono generalmente considerati "satanici", esseri inferiori o non illuminati. Altri ancora, come nel caso di numerosi bambini del Tempio del Popolo, arrivano nella setta perché vi sono stati assegnati da inconsapevoli enti di affidamento dei minori. Spesso vengono considerati figli di nessuno.

Anche i figli dei membri che rimangono nel mondo esterno e svolgono un lavoro normale possono avere gravi motivi di sofferenza. Ricevono poche attenzioni dai genitori e spesso devono partecipare a lunghissime assemblee di adulti che interferiscono con il bisogno di dormire regolarmente, giocare e impediscono di mescolarsi ad altri bambini. In molte sette, sia intenzionalmente che per le attività dei genitori che hanno orari di lavoro frenetici controllati dal gruppo, i bambini vengono tenuti svegli anche 72 ore di fila. Esistono anche altri tipi di abuso emotivo e psicologico.

  • Nel Democratic Workers Party, una setta politica, la figlia di tre anni di due membri venne denunciata pubblicamente ed espulsa, con la proibizione di entrare negli edifici del gruppo.

  • Nel 1992 un giudice dell'Indiana ordinò l'allontanamento di quattro bambini dalla madre, membro della Church Universal and Triumphant. Tra gli altri motivi, il giudice affermò che non erano stati rispettati i bisogni sanitari ed educativi dei minori, e che «era stata dimostrata una chiara minaccia alla [loro] salute emotiva, costretti a visite o esercitazioni in rifugi sotterranei, all'imposizione di un approccio fatalistico alla vita e al terrore della fine del mondo». Da un anno e mezzo i tre ragazzini più grandi non frequentavano più la scuola e passavano gran parte del tempo "decretando", che il giudice ha descritto come «lunghissimi periodi di salmodiazione intensa e ripetitiva delle preghiere prescritte, di natura autoipnotica» [9].

  • Nel caso di custodia legale che vedeva coinvolta una setta senza nome della Contea di Gwinnette, Georgia, i membri hanno testimoniato di cantare nenie ai loro bambini e di offrire loro incoraggiamento mentre li picchiano con bacchette di legno o con tubi dell'acqua, insistendo sul fatto che i colpi non vengono inferti con rabbia. Secondo gli investigatori dell'ente preposto alla protezione dei minori, una ragazzina ha detto che «il solo modo che aveva per riconoscere l'amore di suo padre per lei erano le frustate. Mentre la picchiava le ripeteva quanto le voleva bene» [10].

I bambini che escono da questi ambienti sono molto confusi sulla loro identità e non sanno se sono buoni o cattivi. Inoltre i bambini delle sette sono testimoni di abusi su altri. Assistono a punizioni ed esorcismi bizzarri e violenti inflitti ai loro genitori, ad altri adulti e bambini. In alcuni gruppi è cosa risaputa che il leader può decretare la morte dei membri che se ne vanno, bambini compresi. Alcuni bambini che hanno assistito a queste brutalità si identificano con chi le infliggono e li imitano, mentre altri sono terrorizzati e diventano docili per evitare che quel destino colpisca anche loro. Un ex membro della Chiesa dell'Unificazione di Moon ha scritto: «era molto difficile togliere gran parte dei bambini dalla grande tristezza che li avvolgeva» [11]. Si tratta sicuramente di un'affermazione inadeguata per dire che la vita settaria, per i bambini, quasi mai è piacevole.

 

Il ruolo del leader

L'abuso dei bambini Branch Davidian è sicuramente scioccante, ma nella realtà è simile a molti racconti che ho ascoltato sia da bambini cresciuti in altre sette che da genitori che le hanno lasciate. Nel corso degli anni le prove aneddotiche si sono accumulate fondendosi in quanto segue: sottomettersi, arrendersi ed obbedire sono i motivi ricorrenti e i parametri per adattarsi con successo alla setta.

Visto che la struttura settaria è autoritaria, i bambini vengono socializzati in quel mondo e non nella società democratica corrente; vedono che i loro genitori si sottomettono e si arrendono ai dettami del leader: tutti, genitori compresi, semplicemente eseguono gli ordini, fanno ciò che il guru o il leader dice.

Nella setta i genitori sono come figli del leader e ci si aspetta che siano obbedienti come bambini. Questo è risultato evidente in un caso legale in cui ho testimoniato che riguardava un ragazzino di dieci [12]: era stato trattenuto da quattro adulti sul bracciolo di un divano e colpito 140 volte con una grossa pagaia di legno, mentre il gruppo scandiva i colpi a voce alta. La madre del ragazzino era presente e guardava, mentre il leader si trovava in un edificio vicino e dirigeva le operazioni al telefono. Il leader di una setta degli Stati Uniti nord occidentali ordinò che tutti gli adulti portassero addosso grandi mestoli di legno per colpire ogni bambino che deviasse dalle regole del gruppo, fino alla "resa completa".

Una setta è lo specchio del suo leader. Per lui non ci sono restrizioni. Nel mondo che si è costruito può realizzare le sue fantasie e i suoi desideri. Può indurre chi lo circonda a soddisfare i suoi capricci. Può fare in modo che il mondo che lo circonda diventi il suo mondo. Ciò che molti leader ottengono è una specie di fantasia infantile in cui il bambino gioca con utensili e giocattoli e crea un mondo fantastico. In questa specie di "plastico" il bambino si sente onnipotente e per qualche minuto o per qualche ora crea un regno tutto suo. Muove i pupazzi, che soddisfano i suoi desideri, gli rispondono con le sue parole, li punisce ogni volta che lo desidera. È onnipotente e dà vita alle sue fantasie. Quando vedo le tavolozze e le collezioni di giocattoli che alcuni terapeuti infantili tengono in ambulatorio penso che un leader di setta si guardi intorno e muova le persone nel suo mondo fantastico esattamente come un bambino crea con colori e giocattoli un mondo che riflette i suoi desideri e le sue fantasie.

La differenza è che il leader ha esseri umani reali che soddisfano i suoi capricci, e si costruisce intorno un modo che scaturisce dalla sua testa. Le nozioni idiosincrasiche del leader permeano il sistema che rende operativo. Non esiste feedback. Le critiche non sono ammesse. Quando alla fine ha reso sufficientemente obbedienti i suoi seguaci, può brandire il suo illimitato potere e fare in modo che essi eseguano qualsiasi cosa lui ordini. Diventa il regista più potente che si possa immaginare. Non semplicemente un regista di giocattoli o attori, ma un regista di vite reali, che agiscono nella realtà in base ai suoi desideri e fantasie. Così come un bambino muove i giocattoli in un paesaggio immaginario, il leader di setta sposta, dirige, castiga - addirittura uccide - chi disobbedisce.

 

Il ruolo dei genitori

Solitamente le sette non rispettano il ruolo genitoriale. Come ho descritto in precedenza, i genitori sono semplici intermediari che devono far sì che i bambini obbediscano alla volontà del leader. Anche in molte sette a fondamento biblico il rispetto per i genitori non è lodato come ci si aspetterebbe. Al contrario il leader colloca se stesso come portiere, guardiano tra i genitori e il loro Dio. I genitori devono fare in modo che i bambini si sottomettano a loro e ai dettami del leader per dimostrare che essi stessi si stanno sottomettendo al leader, che diventa l'unico a cui riservare alto rispetto, obbedienza, venerazione. Nella setta potrebbero esserci funzionari di alto livello a cui bisogna altresì obbedire, ma anche loro sono semplici strumenti del leader. Inoltre in molti gruppi settari, specialmente in quelli a fondamento biblico e nelle sette psicoterapiche, la dedizione dei genitori viene misurata in base alla disponibilità a maltrattare i figli su richiesta del leader. Ai genitori viene insegnato che il leader è l'unica strada verso l'illuminazione, Dio, la salute mentale o la giustezza politica, e se i bambini non si sottomettono ai genitori, e i genitori al leader, saranno esclusi dai risultati promessi.

«Ci insegnavano che non dovevamo legarci troppo ai nostri figli» ha scritto una madre descrivendo i suoi tre anni nella Chiesa dell'Unificazione [13]. «Ci insegnavano anche che questi bambini erano frutto di relazioni sataniche, e che nonostante fosse terribile mostrare attaccamento per qualsiasi persona, era ancora più terribile essere 'attaccati' ai nostri figli». Ha descritto «tremendi sensi di colpa per il semplice fatto di interessarsi al benessere dei bambini».

In alcune sette i genitori che dedicano anche una minima attenzione o pensiero ai loro bambini possono essere aggrediti verbalmente o altrimenti puniti per aver «viziato i figli». Ma come quella madre scrive, «come potevi viziare una bambina che si trovava in una situazione di quasi totale privazione emotiva, una bambina che non sapeva mai, da un giorno all'altro, se avrebbe più rivisto sua madre, una bambina che, al di fuori di ogni coerenza e dipendendo da chi si occupava di lei in quel momento, veniva severamente punita o completamente ignorata per i medesimi comportamenti?».

Racconti dolorosi che riguardano bambini nelle sette provengono anche dai nonni. Una nonna fece visita alla famiglia che viveva in una setta basata sullo stile di vita che ora ha ramificazioni in tutto il mondo, ed è stata oggetto di attenzione per la stesura di alcuni rapporti che parlano di abusi ed altri comportamenti settari, come separare i bambini dai genitori. Durante la visita la nonna chiese alla nipotina se ci fosse una sala dove i bambini potevano leggere libri o giocare. La bimba sembrò non sapere come rispondere e disse «devo trovare uno degli stupidi. Chiedi a uno degli stupidi» con questo intendendo i genitori.

Altri nonni mi hanno raccontato che David Koresh aveva insegnato ai bambini più piccoli a riferirsi ai genitori come ai "cani". In entrambi i casi i nonni si resero conto che i bambini non afferravano completamente la portata di derisione e bizzarria nel definire i propri genitori stupidi o cani.

Anche se genitori e figli dividono i locali, i compiti e le assemblee della setta possono arrivare ad occupare talmente tanto tempo che ne resta ben poco da passare in attività personali con i figli. Inoltre le azioni del leader possono generare rabbia e frustrazione che, non potendo essere espressa contro di lui, sono spesso scaricate sui figli.

Quando a lasciare il gruppo è soltanto uno dei genitori viene spesso etichettato come satanico o con altri termini offensivi, e qualsiasi tipo di relazione tra quel genitore e il figlio viene scoraggiata. Nei momenti di incontro i bambini possono sentirsi estremamente a disagio, o temere punizioni o isolamento una volta tornati nell'ambiente settario. Anche questo è causa di inutile stress nei bambini. Visto che i genitori essenzialmente affidano la custodia dei loro figli a terzi, cioè al leader, esso ne diviene l'effettivo curatore e può decidere di affidare quei bambini a persone diverse, o di mandarli in altri stati o all'estero in complessi gestiti dalla setta. Alcune sette proclamano apertamente che la famiglia deve essere distrutta, che i bambini devono essere allevati dal gruppo senza legami particolari con i genitori. Spesso ai bambini viene insegnato ad odiare i nonni e gli altri parenti che non sono nella setta.

Un esempio di questo modo di pensare è stato riscontrato nei Sullivanians [14], setta politico-psicoterapica diretta da Saul Newton, sinistroide che diceva di aver combattuto nella Brigata Abramo Lincoln durante la Guerra Civile spagnola. Aveva indotto i membri del suo gruppo a credere che le madri odiavano inconsciamente i loro figli, e che la causa di tutti i mali era il nucleo familiare. Con il pretesto di eliminare queste forze distruttive pare che Newton fosse riuscito a prendere il completo controllo della procreazione all'interno del gruppo, selezionando le coppie di seguaci che dovevano congiungersi. I bambini non dovevano avere rapporti speciali con i genitori, e i Sullivanians adulti non dovevano parlare con i propri genitori.

Il milieu di riforma del pensiero e di totalitarismo riscontrato nei gruppi settari gioca un ruolo centrale nell'influenzare i genitori ad assistere senza reagire a maltrattamenti e abusi inflitti ai figli, a volte addirittura uccisi davanti ai loro occhi. Sembra che a questa situazione contribuiscano diversi fattori.

Esiste un interscambio tra l'ideologia del gruppo e il ruolo autoritario del leader che ha un particolare impatto su pensiero e comportamento dei genitori. L'ideologo autoritario, attraverso il controllo esercitato sul sistema e sull'ambiente sociale, riesce a conquistare la loro conformità ed obbedienza. L'ideologia condivisa del gruppo è una serie di convinzioni emotivamente caricate a proposito dell'umanità e della sua relazione con il mondo. Una volta che i genitori hanno apertamente dichiarato il loro impegno a seguire l'ideologia di un particolare leader, la psicologia sociale ci dice che questa pubblica dichiarazione solidifica e aumenta la probabilità che continueranno a seguire qualsiasi linea attesa di comportamento. Certi comportamenti possono essere totalmente opposti ai precedentemente accettati - per non parlare del moralmente biasimevole. Ma come per gli altri membri, anche i genitori nella setta assumono una pseudo-personalità indotta dall'addestramento del gruppo e dai processi di riforma del pensiero. Questa alterazione nel modo di pensare permette loro di adempiere ai desideri del leader.

 

Che cosa imparano i bambini nelle sette

Nelle sette i bambini non hanno modelli di compassione, perdono, gentilezza, calore. Ci si aspetta che tutti i membri idolatrino il leader, bambini compresi. I bambini si identificano con il potere o il dominio del leader, oppure capitolano divenendo passivi, dipendenti, obbedienti e spesso emotivamente sottomessi e appiattiti.

I bambini adottano il sistema di valori duro e polarizzato della setta: giusto-sbagliato, buono-cattivo, peccatore-santo. Viene loro insegnato che esiste un mondo diviso in due - "noi" siamo dentro, "loro" sono fuori. Noi abbiamo ragione, loro hanno torto. Noi siamo buoni, loro sono cattivi. In questo mondo noi-contro-loro i bambini (come gli altri membri) imparano a comportarsi in modo paranoico verso i non membri e la società esterna.

I bambini delle sette non hanno la possibilità di osservare il terreno del compromesso, della negoziazione e dell'incontro a metà che si osserva nelle famiglie comuni. Non vedono come la gente risolve le dispute o si adatta a voleri e desideri del prossimo, quell'equilibrio così importante per imparare a giocare, lavorare e vivere in una famiglia o in gruppi che sono stati socializzati con modalità democratiche. I bambini delle sette non vedono gli adulti dare spunti per le decisioni da prendere, per ideare o progettare insieme. Al contrario sono testimoni, e viene loro insegnato, che il pensiero critico e valutativo, le nuove idee e i pensieri indipendenti portano guai. Da tutto questo imparano semplicemente ad obbedire.

In molte sette le normali aggressività, vivacità e determinazione dei bambini vengono stigmatizzate come peccaminose o come segni del demonio, e spesso legittimano severe punizioni e soppressione. Come i loro genitori, quindi, i bambini imparano a dipendere dal leader e dal suo sistema. Ne deriva che nel carattere in via di sviluppo del bambino vengono incorporati i tratti della personalità ansioso-dipendente.

 

Dopo la setta

Le sette hanno richieste variate e l'aiuto dato ai bambini che ne escono deve essere disegnato per affrontare i diversi bisogni di ognuno. Per esempio, esprimendosi nel ruolo che hanno appreso dagli adulti, alcuni bambini appaiono emotivamente appiattivi, melanconici e fobici; chi è cresciuto in gruppi militanti e ad alto confronto può essere insolente e determinato. Questi ultimi sembrano essere piccole caricature aggressive del comportamento che il leader ha inculcato nella cultura del gruppo.

Quando si entra in una setta in età adulta o adolescente ci si porta appresso una personalità già sviluppata. La pseudo-personalità della setta viene imposta su una personalità esistente, e su una certa conoscenza già acquisita di come funziona il mondo. Quando queste persone lasciano il gruppo possono attingere sia alla personalità precedente che ai ricordi della vita pre-culto. Possono iniziare a integrare le esperienze pre-culto, cultistiche e post-culto. Sfortunatamente i bambini allevati nelle sette non hanno una personalità o una conoscenza del mondo precedenti a cui attingere una volta usciti.

Paragonati agli altri, molti bambini allevati in sette isolate ne emergono con apprendimento limitato, minori abilità e un livello di socializzazione più basso. Viene loro detto che gli appartenenti al gruppo sono persone scelte, superiori, sono una élite, e in seguito può essere difficile farsi opinioni, esprimersi e risolvere i conflitti tra le convinzioni settarie e le nuove esperienze post-culto. Certe sette insegnano intolleranza razziale, politica e religiosa che i bambini si porteranno poi nel mondo esterno. Chi è cresciuto in certe sette, quindi, avrà appreso pratiche e ideali che la società esterna potrà considerare bizzarri, fanatici e antisociali e, una volta usciti dal gruppo, l'espressione casuale di questi ideali potrà portare ostracismo verso il bambino. Questo è particolarmente vero per i bambini che escono da sette che promuovono il sesso libero o rapporti sessuali tra adulti e bambini. Ad esempio i bambini che si masturbano apertamente a scuola o quando sono in visita dai loro compagni, perché la masturbazione era una pratica accettata nella setta, diventano immediatamente paria e vengono considerati "mostri" dagli insegnanti e dagli altri genitori.

Molte sette insegnano che imbrogliare o mentire ai non membri è un comportamento corretto. La giustificazione è che, secondo il dogma del gruppo, gli esterni sono esseri inferiori. I bambini apprendono poi anche un particolare modo di pensare e una lingua, o gergo, che dovranno disimparare se vorranno comunicare con il resto del mondo.

Come abbiamo visto, i leader istituiscono una rete di spie in modo da poter affermare la loro onnipotenza, di sapere tutto di tutti, leggere nella mente e percepire cose che gli altri non percepiscono, quando in realtà le informazioni vengono fornite dalle chiacchiere dei membri, dai loro racconti e dalle spiate. Una volta nel mondo esterno, i bambini cresciuti in questo ambiente avranno problemi, potrebbero essere definiti "delatori" e "bugiardi".

Gli adolescenti che emergono da certi tipi di sette, soprattutto quelle a forte controllo ambientale, tendono ad avere comportamenti eccessivi: sesso, droga, alcol, ribellione totale e disprezzo delle regole. Spesso sono ad alto rischio per malattie sessuali, gravidanze precoci e AIDS, e facili prede di bande giovanili.

Alcuni adolescenti hanno assistito alla frequente oppressione dei loro genitori, e spesso assorbono l'atteggiamento rigoroso del leader continuando a manifestarlo fuori dal gruppo maltrattando i familiari.

Molte sette esprimono disappunto e rifiuto per la carriera professionale e inducono i membri ad accettare impieghi umili per mantenerli disponibili a lavorare per il leader. L'istruzione superiore, o l'istruzione in generale, viene svalutata. In seguito l'adolescente avrà grosse difficoltà a capire e decidere che cosa fare - andare a scuola? Andare a lavorare? Frequentare un programma di apprendistato? Il loro talento, abilità e interessi personali probabilmente non sono mai stati riconosciuti o sviluppati.

 

I bambini sono dei sopravvissuti

Nell'ultimo decennio abbiamo visto uscire dalle sette un numero sempre crescente di bambini. Sono scappati autonomamente appena raggiunta l'adolescenza oppure hanno seguito il resto della famiglia. Questi bambini hanno grande bisogno di aiuto e sostegno perché si trovano ad affrontare grossi problemi di adattamento.

Inizialmente sarebbe utile che i genitori facessero visita alle scuole, ai pastori e alle strutture di assistenza, e aiutassero chi ci lavora a capire il mondo settario e le difficoltà particolari che hanno vissuto i ragazzi cresciuti in una setta. A quei ragazzi è stato insegnato a disprezzare gli esterni, così sarebbe importante aiutarli a riprendere i contatti con i nonni, zii e zie, cugini ed altri familiari; diminuirà l'impatto dell'ideologia settaria, e aumenterà la potenziale rete di sostegno.

Considerando che molte sette hanno atteggiamenti scettici o negligenti nei confronti di cure mediche ed istruzione, è di vitale importanza che i bambini che ne escono siano sottoposti ad un'accurata visita medica e a una valutazione obiettiva del loro livello di istruzione.

Spesso a questi bambini deve essere insegnato immediatamente che molti atteggiamenti appresi nella setta non devono essere tenuti nel mondo esterno. Molti mancano delle comuni capacità sociali e socializzanti che i loro coetanei hanno appreso a scuola, in famiglia, tra gli amici. Si devono combattere i pregiudizi, le prevenzioni, la tendenza a tranciare giudizi severi indotti dalla filosofia settaria. Per loro imparare a farcela in una società variata, egalitaria e democratica è una grossa sfida. È particolarmente vero per i ragazzi cresciuti in sette senza rapporti con il mondo esterno, che siano privi di un sistema di credenze, valori e una personalità pre-culto. Devono essere aiutati a disfarsi degli ideali elitari, del modo di pensare rigido e dogmatico e degli atteggiamenti ipercritici e di auto condanna. Sebbene il compito sia enorme, e spesso si trovino ad affrontarlo in solitudine, i bambini che escono dalle sette sopravvivono e riescono a condurre una vita produttiva, sana e felice, dimostrando ancora una volta la forza della giovinezza. Il racconto di Ethel è un esempio - e un'ispirazione per tutti noi.

Ethel è stata allevata in un culto della Costa occidentale basato sullo stile di vita alternativo. I genitori vi avevano aderito alla fine degli anni '60 dopo aver vissuto in due comuni hippy. Avevano incontrato questa donna che possedeva un grosso appezzamento di terreno con numerosi piccoli cottage, e che aveva dato inizio ad un gruppo comunitario fortemente controllato, che poi si era evoluto in una setta. La donna provvedeva al reclutamento di singoli o coppie che avevano già scelto uno stile di vita alternativo. Avanzava l'idea che avrebbero potuto «tornare alla terra» andando a vivere tutti insieme nella sua proprietà, con lei, allo scopo di creare un nuovo ordine che avrebbe soppiantato famiglia e società come le conosciamo.

La donna stabiliva chi e quando avrebbe potuto avere figli, e dava ordini sul modo di allevarli anche se lei non aveva mai avuto figli e non si era mai sposata. Convinse i suoi seguaci, allo stesso modo in cui il gruppo dei Sullivanians aveva convinto i propri membri, che la famiglia, in modo particolare i genitori, erano la radice di tutte le sofferenze umane e che crescere i bambini in modo comunitario avrebbe risparmiato loro molte sofferenze. I seguaci interrompevano i contatti con le famiglie di origine, e ai bambini del gruppo venivano concessi soltanto controllati e sporadicissimi incontri con i nonni. Alcuni nonni non riuscirono a superare l'esame della leader così non ottennero l'autorizzazione ad incontrare i nipoti sulla proprietà. Fortunatamente, con l'andare degli anni, Ethel ebbe il permesso di trascorrere qualche periodo con la nonna paterna, che capì l'impossibilità di distogliere il figlio, la nuora e la nipote da quella setta, e si accontentò di mantenere i legami con la sola nipotina vivente.

La leader interrogava chiunque si recasse sulla proprietà, anche per brevi periodi, e lo faceva davanti a tutto il gruppo perché tra loro non dovevano esistere segreti. Anche chi si recava in città per acquistare le provviste doveva «condividere la sua esperienza». Successivamente Ethel raccontò che, in un modo o nell'altro, aveva capito molto presto che ogni volta che usciva dalla proprietà con la nonna avrebbe dovuto raccontare ciò che la leader voleva sentirsi dire, non ciò che effettivamente lei e la nonna si erano dette. Così raccontava che la nonna aveva grande ammirazione per la leader e sottolineava sempre quanto il gruppo si prendesse cura del figlio e della sua famiglia. Ethel non cambiò mai questi racconti positivi, e si dilungava spiegando i raffreddori della nonna, i suoi mal di testa e cose di questo genere.

I pochi bambini della comunità frequentavano la locale scuola pubblica, ma non potevano parlare con insegnanti e compagni della loro vita nella comune. Non avevano il permesso di andare a trovare gli amichetti e nemmeno di partecipare alle attività post-scolastiche. Qualcuno del gruppo li attendeva al termine delle lezioni per portarli a casa.

Per tutto il tempo della scuola media Ethel tenne nascosto alla comune il fatto che aveva fatto amicizia con un'assistente scolastica con cui parlava liberamente. Tutta la comunità circostante venne così a sapere della vita che si conduceva nel gruppo, però non poté fare nulla per i bambini perché sapeva che se avessero insistito a farli rimanere dopo la scuola per giocare o per le normali attività avrebbero avuto grossi problemi. Ethel ha raccontato che, senza quell'assistente scolastica e la nonna, sarebbe sicuramente ancora nella comune, sottomessa alla leader e docile con i genitori. Ancora adesso descrive il modo in cui, durante l'infanzia e l'adolescenza, si era sentita impotente e senza speranza nell'osservare i genitori che obbedivano prontamente alla leader, nonostante le affermazioni di idee all'avanguardia. La leader aveva pratiche molto conformiste e antiquate: ad esempio insegnava che le ragazze dovevano essere sottomesse ai ragazzi e agli uomini, e le donne dovevano essere ultra femminili e obbedienti, soprattutto a lei.

Ethel, ragazza molto energica, atletica e con un quoziente intellettivo molto alto, desiderava frequentare il college e fu la prima a cui fu concesso di continuare l'istruzione dopo la scuola superiore; però la setta non voleva pagare i conti del college perché la cosa sarebbe stata contro i "progetti". La leader le permise di continuare solo dopo essersi fatta promettere che sarebbe tornata, e perché la nonna si accollò parte della retta scolastica. Così Ethel cercò un piccolo lavoro per mantenersi e iniziò l'università.

Appena arrivata al college contattò l'assistente scolastico e chiese aiuto. Sapeva di averne bisogno per poter prendere decisioni, perché le uniche che avesse mai preso autonomamente erano state il tenere nascoste le sue relazioni speciali con la nonna e la precedente assistente, e la volontà di uscire dalla comune e di frequentare il college. Ha raccontato che non aveva idea di che cosa "pensare" della vita quotidiana. Riusciva a pensare ai libri, fare i compiti e tutto ciò che le veniva ordinato, ma non aveva mai avuto un modello che le insegnasse come prendere decisioni, e si sentiva disperata per la mancanza di conoscenza sulla vita all'esterno della comune.

Nel corso degli ultimi due anni ho avuto sporadici contatti con Ethel. Adesso ha 21 anni, si è appena diplomata in un college statale e lavora lontano dalla setta. Ha trovato un'assistente che la aiuta nel prendere decisioni, la consiglia sui vestiti da comperare, sull'automobile e su tutti quei dettagli concreti che una famiglia normale insegna ai figli. Vede i genitori soltanto in occasioni molto speciali e preparate, perché la leader vorrebbe che tornasse. Ethel vorrebbe che i genitori lasciassero il gruppo, ma sa che con loro non può nemmeno accennare all'eventualità. La sua maggior preoccupazione è vederli così disperatamente legati alla leader, e sapere che saranno liberi soltanto il giorno in cui lei morirà. Dice «sono addirittura meno preparati alla vita di quanto non lo sia io, ora» e non progetta di ricongiungersi a loro, almeno fino a quando resteranno «sulla terra».

Molti bambini allevati nelle sette sono vere vittime, particolarmente soli e senza nessuno che li difenda. Possono vivere negli Stati Uniti, dove i comfort quotidiani, l'istruzione e le cure mediche sono le migliori al mondo, ma per loro, all'interno della setta, questi benefici non sono disponibili. Chi viene abusato, maltrattato, trascurato è ancora più celato alla vista della società, e alle sue possibilità di aiuto e assistenza, del comune bambino maltrattato o abusato. Molte sette circondano i loro membri di stretti confini o operano in segretezza. Che si combina a questo isolamento manca generalmente la protezione dei genitori, che sono impotenti e dominati dal leader. Il destino di tanti genitori e bambini viene determinato dai suoi capricci e dalla sua filosofia. Non mi è ancora capitato di avere notizie di un leader di setta che trasudi attenzione, calore e vera preoccupazione per i bambini del suo gruppo. Nonostante tutto questo, ragazzini come Ethel lasciano le sette e sopravvivono. Possono essere passati per le peggiori situazioni, ma per lo più riescono ad uscirne. È nostro dovere dar loro sostegno, amore e comprensione.

 

Note dell'autrice

1. Wooden, The Children of Jonestown, pagg. 208-209.

2. M. Rudin, "Women, Eldery and Children in Religious Cults", Cultic Study Journal, 1984, 1, 8-26.

3. S. Landa, "Hidden Terror: Child Abuse in Religious Sects and Cults", Justice for Children, 1985, 1, 2-5; "Warning Signs: The Effects of Authoritarianism on Children in Cults", Aeropagus, 1989, 2(4), 16-22; S. Landa, "Children and Cults: A Practical Guide", Journal of Family Law, 1991, 29(3), 591-634.

4. Wooden, The Children of Jonestown, p. 172.

5. Wooden, The Children of Jonestown, p. 187; E. Feinsod, Awake in a Nightmare, Jonestown: The Only Eyewitness Account (New York: W.W. Norton, 1981).

6. Questa informazione si basa su una cassetta della presentazione di "Raised in Cults: Brainwashing or Socialization?" del Dott. Bruce Perry, fatta al convegno annuale del Cult Awarness Network, Minneapolis, Nov. 1993.

7. L.D. Hartfield, "Killing Fields, U.S. Style: Right Wingers on Trial" San Francisco Examiner, 9 marzo 1986, pag. A6; J. Gauger, "Dennis Ryan Conviction Upheld by Nebrasca Court", Omaha World Herald, 24 luglio 1987; N. Schinker, "Rulo Witness Withheld His Story, 'Who Would Have Believed It?'", Omaha World Herald, 26 marzo 1986, pagg. 17-18.

8. K. DeSmet, "Witness Details Beatings at House of Judah Camp", Detroit News, 15 agosto 1986, pag. 3B; K. DeSmet, "Ex cultist describes torture", Detroit News, 16 agosto 1986, pag. 4A; J. Swickard, "Brother Beaten by Sect Elders, Boy Testifies", Detroit Free Press, 20 agosto 1986.

9. T. Shands, "CUT Member Loses Custody of Children", Livingston (Mont.) Enterprise, 26 agosto 1992.

10. A. Rochell, "Discipline or Abuse?", Atlanda Journal-Constitution (Ga.), 31 luglio 1993, pagg. B1, B10.

11. D. Durham, Life Among the Moonies: Three Years in the Unification Church (Plainfield, N.J.: Logos International, 1981), pagg. 74-74.

12. Miller et al. V. The Tony and Susan Alamo Foundation et al., U.S. District Court, Western District of Arkansas, Fort Smith Division, 88-2206 (1990).

13. Durham, Life Among the Moonies, pag. 105.

14. E. Henican, "Dads Battle 'Cult' for Children", New York Newsday, 31 maggio 1988, pagg. 9,23; T. Lewin, "Custody Case Lifts Veil on a 'Psychoterapy Cult'", New York Times, 3 giugno 1988, pagg. B1-B2; F. McMorris, "Cultism and Sex May Hype Trial", Daily News (Brooklyn, N.Y.) 3 giugno 1988, pag. 27; S. Reed, "Two Anxious Fathers Battle a Therapy 'Cult' for Their Kids", People, 25 luglio 1988, pag. 47-48.

 

Note aggiuntive di Martini:

Si veda anche:

 
 
 
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