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Di Margaret Thaler Singer, con la collaborazione di Janja Lalich Pubblicato nel 1995 da Jossey-Bass Publishers, ISBN 0-7879-0266-7, prefazione di Robert Jay Lifton. Una lettura fondamentale per comprendere il fenomeno settario. © Traduzione e note a cura di Martini
Capitolo 9 - La minaccia dell'intimidazione
Una di queste tattiche consiste nel reclutamento e sfruttamento del settore professionale cooptando chi, per formazione, può servire agli obiettivi della setta. Un'altra è cercare di zittire i critici – siano essi ricercatori, giornalisti o privati cittadini – ricorrendo a minacce, intimidazione, cause legali o altre forme di molestia. Un'altra ancora è diffondersi in tutto il mondo, nel tentativo di porsi al di sopra della legge. Acquisendo punti di appoggio in governi, media e sistemi educativi le sette cercano credibilità e potere, e fingono accettazione da parte della pubblica opinione. Quando confidiamo i nostri segreti a medici, dentisti, psicologi, psichiatri, avvocati o infermieri diamo per scontato il carattere confidenziale di quanto diciamo. Presumiamo che il loro obbligo primario sia verso di noi, non verso terzi. Tradizione e legge ci inducono a credere che questi professionisti, nel rapporto che instaurano con noi, abbiano principalmente a cuore il nostro benessere, non quello altrui. Sette e gruppi a riforma del pensiero tendono a cercare la fedeltà di molti professionisti in svariati ambiti. Questi professionisti cooptati divengono, a diversi livelli, canali informativi dei leaders e vengono usati per manipolare e sfruttare i membri su loro indicazione. L'obbedienza primaria è al leader, non ai pazienti. È sconvolgente pensare che medico o psichiatra trasmettano i vostri segreti a un leader di setta, o li condividano con un facilitatore, trainer o guru di qualche gruppo che fa uso di processi di riforma del pensiero. I membri vengono generalmente tenuti all'oscuro sull'utilizzo di professionisti come canali di trasmissione informativa. Al contrario alcuni leaders affermano di avere conoscenze paranormali o talenti e poteri speciali che permettono loro di conoscere queste informazioni; altri sostengono di poter leggere la mente, sapere ogni cosa o avere una saggezza infinita. Alla fine il membro può scoprire il modo in cui i suoi segreti personali sono stati resi noti. Ma anche allora la scoperta viene gestita condannando il membro per avere avuto questo tipo di pensiero o lamentela. Il membro è umiliato e punito per aver “dubitato”. Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, il sistema non sbaglia mai, solo il membro sbaglia. Numerosi ex membri hanno raccontato che psicologi, psichiatri, infermieri e medici che a loro volta appartenevano al gruppo agivano spesso in un ruolo chiave ambivalente: da un lato come informatori, e dall'altro cercando di convincere le persone a non lamentarsi o a non andarsene. Questi racconti non mi sono stati fatti unicamente da ex membri di basso livello: ho intervistato oltre 20 professionisti che hanno raccontato le loro attività per conto del leader della setta. Eccovi qualche esempio di primaria importanza: “Jed”, professionista di salute mentale con licenza per operare e diploma di dottorato, apparteneva ad un gruppo biblico settario. Gli altri membri venivano incoraggiati a incontrarsi con lui per terapie relative ai problemi della crescita dei figli, alle preoccupazioni coniugali o per questioni di lavoro. Il leader aveva detto a Jed che aveva tre missioni: riferirgli quanto detto in tutte le sedute; “lisciare” le persone convincendole a obbedire ai suoi dettami ed evitare che i membri lasciassero il gruppo. La maggioranza di programmi di “formazione alla consapevolezza per grandi gruppi ” (LGAT) si serve di psichiatri e psicologi. Questi professionisti si rendono disponibili a prendere parte ai programmi per poter calmare chi, nel corso degli esercizi, decompensa o ha problemi emotivi. Possono inoltre tentare di convincere partecipanti e loro familiari a non sporgere denuncia nel caso di danni derivanti da seminari intensi e psicologicamente sconvolgenti. Quegli stessi programmi poi reclutano specificamente professionisti che terranno i corsi, in modo da poter aumentare il prestigio della loro immagine e poterli usare per ottenere nuovi membri tra pazienti e colleghi. A volte professionisti medici possono divenire complici inconsapevoli del reclutamento, ad esempio quando viene loro richiesto di firmare un certificato di esonero in modo che il paziente possa partecipare a quel particolare seminario. Anche se un professionista medico ha personalmente partecipato ad un LGAT e si è trovato bene ciò non significa che debba firmare un certificato per qualcun altro. Se siete professionisti medici e vi viene richiesto di firmare un documento del genere, vi consiglio di consultare l'ufficio legale della vostra clinica o ospedale, perché potreste rischiare di trovare voi stessi o il vostro datore di lavoro citati come coimputati nel caso in cui il paziente, frequentando quel programma, venga danneggiato. Ricordate: ciò che esce dalla mente di una persona può essere molto potente e potreste non conoscere il vostro paziente a sufficienza per poter prevedere il risultato, o non sapere con precisione in che modo il leader del seminario lo tratterà. Questi esempi mostrano come i professionisti possano essere indotti a violare non solo i loro valori personali ma, in particolare, l'etica professionale, quanto eseguono gli ordini dei loro leaders, si comportano da informatori, impediscono le defezioni, infrangono la riservatezza medico-paziente e compromettono la salute e il benessere di chi si è rivolto a loro in cerca di aiuto professionale. Il loro ruolo diventa quello di sostenere il leader in tutti i modi. Come i medici nazisti su cui ha scritto Robert Jay Lifton [4], questi professionisti hanno venduto l'anima. Alcuni tra coloro che si dedicano ai gruppi settari diventano davvero illogici nel loro sostegno. Per esempio esiste una piccola claque di scienziati sociali che si sono trasformati in apologeti pro-sette. Sette importanti e facoltose hanno offerto ad alcuni di loro viaggi in luoghi esotici; altri temono di rivelare conclusioni critiche perché certi culti hanno finanziato la loro ricerca o hanno sostenuto i costi di incontri professionali [i]. Ad esempio Eileen Barker, sociologa londinese [5], nel suo libro intitolato The Making of a Moonie presenta una visione idiosincratica della riforma del pensiero o "lavaggio del cervello" [ii] nell'evidente tentativo di indurre i lettori a considerare screditata l'idea che possa avvenire riforma del pensiero [iii], e di assolvere l'organizzazione di Moon dalle critiche relative all'inganno nel reclutamento. Questo atteggiamento apologetico ha lasciato la Barker nella scomoda posizione di dover gestire le sue stesse affermazioni. La Barker inizialmente sostiene che i nuovi arrivati nel gruppo dei Moonie (come lei li chiama) entrano liberamente nel movimento [6], ma ciò contrasta con il fatto, che lei stessa cita, che i neofiti vengono ingannati dai membri che non rivelano di essere Moonie [iv]. La Barker sostiene che questo inganno non ha conseguenze sulla decisione di entrare nel gruppo. Tuttavia sono molti a ritenere che la scelta veramente libera debba basarsi sulla piena informazione. Successivamente la Barker osserva «un'altra forma di inganno … la mancata rivelazione della vera natura del movimento ai potenziali membri», sostenendo che «alcune informazioni sono disponibili ai soli membri … è improbabile che i Moonie si presentino ai loro ospiti con affermazioni del tipo “Moon vive nel lusso e controlla enormi quantità di denaro” oppure “il movimento è stato oggetto di attenta analisi da parte di agenzie governative”… [il neofita] difficilmente potrà capire quanto tempo sarà costretto a dedicare alla raccolta di fondi» e così via. La Barker razionalizza l'inganno dicendo che la maggioranza delle religioni opera in questo modo, e conclude che «probabilmente risponde a verità l'affermazione secondo cui le informazioni fattuali che i Moonies danno ai neofiti solitamente è un resoconto abbastanza veritiero di ciò che la stragrande maggioranza dei membri pensa sia la verità». In un articolo del 1989 il Religious News Service scrisse che il libro della Dot.sa Barker era stato finanziato dalla Chiesa dell'Unificazione e che l'autrice «ammette che la Chiesa dell'Unificazione le ha pagato tutte le spese per partecipare a 18 convegni in Europa, New York, Caraibi, Corea e Sud America. Ha affermato che: “La mia università e il SSRC (ente governativo britannico che concede sovvenzioni) hanno ritenuto che la mia partecipazione fosse necessaria alla ricerca. Hanno considerato che se Moonie pagava i conti i contribuenti avrebbero avuto un grosso risparmio.”» [7]. Non tutti, però, hanno condiviso questo pensiero. Un membro del Parlamento ha rilevato che «Ogni accademico che si lascia manipolare per dare credito a una setta danneggia famiglie in tutto il mondo». Secondo un comunicato stampa di un membro della Camera dei Comuni [8], nel 1993 l'organizzazione della Barker, la INFORM, ha perso il sussidio governativo di cui godeva dopo le molte critiche sollevate da chiese, genitori ed ex membri di setta; la Barker si è dimessa dalle cariche di direttore e presidente dell'organizzazione. Numerosi accademici sono, da un lato, restii ad analizzare pratiche ingannevoli di reclutamento e direttive di appartenenza di molti gruppi settari, e dall'altro cercano di screditare i ricercatori che lo fanno [v]. Proteggono inoltre le sette cercando di screditare i racconti degli ex membri che tentano di dire al mondo che cosa ha significato vivere in una setta. Gli apologeti denigrano gli ex membri definendoli apostati, scontenti, traditori, sleali e voltagabbana. I sociologi David Bromley e Anson Shupe, ad esempio, nel loro libro Strange Gods: The Great American Cult Scare [9] incolpano ex membri e loro familiari di generare “isteria”, lasciando ad intendere che questi cittadini sarebbero più pericolosi delle sette stesse [vi]. Nel trattare gli ex membri con sommo disprezzo, Bromley e Shupe usano etichette umilianti e definiscono i loro racconti «storie dell'orrore che comprendono sensazionali temi ricorrenti di sfruttamento, manipolazione e inganno». Scrivono che gli ex membri sono più che altro in cerca di pubblicità e notorietà, e sono profittatori che tentato di fare soldi scrivendo libri sulle loro esperienze nelle sette. «Riassumendo» scrivono Bromley e Shupe «gli apostati e le storie orribili che raccontano sono necessarie per fornire carburante agli attacchi contro i movimenti impopolari, ma soprattutto per assolvere i familiari (e se stessi) da ogni responsabilità sulle loro azioni». Gli apologeti delle sette incolpano le vittime e proteggono i cattivi. Come il re pazzo, colpiscono il messaggero che porta cattive notizie. Una delle posizioni più illogiche mantenute dagli apologeti è l'affermazione che solo i membri attivi dicono la verità. Tuttavia i risultati di molte ricerche, come i miei numerosi colloqui con ex membri, mostrano che i membri attivi dipendono a tal punto dal gruppo che non osano dire la verità e non osano lamentarsi. Gli accademici cooptati non solo difendono le sette, ma potrebbero servire da reclutatori. Come per le loro controparti mediche, sono stati riportati casi di membri e simpatizzanti che insegnano in scuole superiori e università e indirizzano al loro gruppo potenziali reclute. I professori fanno fare ai loro studenti studi sul campo, o li inviano come interni in aziende gestite da sette. Essendo così indirizzati, diventano più vulnerabili al reclutamento in quanto pensano che il gruppo abbia l'approvazione dell'insegnante. In alcuni casi sono gli stessi professori a fondare una propria setta, come ad esempio nella vicenda che segue. Due insegnanti della facoltà artistica di un piccolo college fondarono ad un piccolo gruppo settario composto da una ventina di studenti. I professori, che si presentavano come i più d'avanguardia della loro generazione e insegnavano solo al «meglio del meglio», affermavano di sostenere unicamente la carriera degli studenti dedicati, promettendo insegnamento superbo e favolosi impieghi nel futuro. La dedizione degli studenti si manifestava frequentando le loro lezioni, pagando vitto e alloggio per vivere in una casa di periferia di proprietà di uno di loro, evitando contatti con amici e familiari e vivendo una vita di clausura all'interno del gruppo. Per alcuni di loro significava anche avere rapporti sessuali con gli insegnanti. Molestie e intimidazioni ai critici Dai professori universitari a studenti, giornalisti, cronisti e scrittori chi studia le sette ha regolarmente incontrato un aspetto particolarmente inquietante del loro mondo. Col passare del tempo è divenuto evidente che quando il ricercatore si dimostra critico verso certe attività o caratteristiche dei gruppi che studia, alcuni di essi cercano di sopprimere queste conclusioni e opinioni e zittire le voci critiche con intimidazioni più o meno palesi e in svariate forme. Di recente un professore che ha pubblicato diversi libri e articoli e tiene regolarmente conferenze ha iniziato a scrivere un libro sulle sette. Desidera rimanere anonimo perché «ha avuto abbastanza fastidi». Ma mi ha raccontato di essere rimasto sconcertato dal fatto che una delle sette su cui stava scrivendo era riuscita ad ottenere una copia ancora in fase iniziale del suo manoscritto. Ne era venuto a conoscenza al ricevimento di una lettera, indirizzata alla sua abitazione e non all'università, in cui il mittente lo informava di avere una copia sia del manoscritto che di altre sue pubblicazioni, e un elenco delle sue conferenze future. In sostanza la lettera diceva: io e il mio gruppo sappiamo che ha un libro in uscita. Non dovrà usare i seguenti riferimenti, opinioni e nomi di persone presenti nel suo attuale manoscritto, a cui siamo contrari. L'autore della missiva si offriva in qualità di esperto per il libro. Concludeva raccomandandosi di essere chiamato quanto prima, in settimana, affermando: «Sì, siamo soliti rivolgerci al tribunale e querelare». Il mittente citava alcuni casi e continuava dicendo «si tratta di una guerra contro il maligno, e lei potrebbe essersi alleato con il Demonio». Il risultato di questa molestia fu che il professore si espresse in modo molto cauto sul gruppo in questione, ed evitò in seguito ulteriori studi su di esso concentrandosi invece su altri movimenti. In un altro caso avvenuto nel corso di un incontro della American Psychiatric Association (APA), sei membri dell'associazione che si erano occupati di fenomenologia settaria ed avevano curato pazienti fuoriusciti ricevettero un pacco raccomandato contenente letteratura di due tra i gruppi maggiori. I pacchi erano accompagnati da lettere identiche di avvertimento agli oratori: se non avessero basato la loro presentazione sul materiale inviato, il gruppo avrebbe preso contro di loro «misure adeguate». Gli oratori lessero parti della lettera alla platea di centinaia di persone. Condannarono il tentativo di limitare la libertà di indagine che quegli stratagemmi rappresentavano. In questo caso il tentativo intimidatorio ebbe l'effetto contrario a quello desiderato. Un gruppo mandò due individui piuttosto aggressivi nell'ufficio di ricerca del preside della facoltà di psichiatria presso la scuola medica di una grande università. Dissero che volevano accedere a tutti gli archivi di ricerca e consultazione del dipartimento per effettuare un'ispezione del materiale e assicurarsi che non contenesse affermazioni negative sul gruppo. Per porre fine a questi fastidi fu necessario chiamare i legali dell'università e il servizio di polizia del campus. Un recente ed eccellente episodio è consistito nell'impedire, con minacce di azioni legali contro l'editore, la pubblicazione di uno studio scientifico. Lo stimato sociologo canadese Dott. Stephen A. Kent studia le sette e pubblica i suoi risultati già da diversi anni. Aveva sottoposto il suo articolo, uno studio psico-storico su un particolare leader sulla scena dagli anni '60. Prima di iniziare la ricerca la proposta del Dott. Kent era stata accuratamente analizzata per accertare che soddisfacesse i severi e scientifici standards dell'Edmonton's Ethics Review Committee della Università di Alberta, ed era stata accolta. L'articolo era poi stato sottoposto a peer review e controllo editoriale, e la pubblicazione era stata accettata da una stimata rivista accademica. Il Dott. Kent aveva poi ricevuto le bozze finali dell'articolo, ed era già partita la pubblicità che informava sull'inserimento nel volume in uscita. L'articolo, però, non vi è mai apparso. Sia persone che affermavano di rappresentare la setta che altri individui scrissero agli editori della rivista sostenendo che la metodologia di ricerca che il Dott. Kent aveva adottato per quell'articolo non era etica. Facevano altre accuse infondate sulla sua condotta, attaccandone malevolmente la reputazione. Richiedevano il ritiro dell'articolo, minacciando di fare causa per danni nel caso fosse stato pubblicato. Gli editori informarono Kent che la rivista sarebbe uscita senza il suo scritto [vii]. Successivamente, in una lettera all'editore, un funzionario dell'università evidenziò che il problema della libertà accademica, sottolineato da questo episodio, non solo era di importanza fondamentale per l'università, ma anche per l'intera comunità accademica internazionale. Condivido incondizionatamente questa opinione e vorrei aggiungere che non dovrebbe preoccuparsi la sola comunità accademica, ma anche i comuni cittadini. In diversi casi è stata unicamente la disponibilità finanziaria di case editrici ed autori a rendere possibile la pubblicazione di libri con studi e ricerche sulle sette, disponibilità che ha permesso di fronteggiare i tentativi dei gruppi di evitarne la pubblicazione. Molte delle maggiori sette internazionali hanno risorse finanziarie praticamente illimitate e il potere per intimidire editori, giornali, produttori televisivi, ricercatori accademici, professionisti e singoli individui che si esprimono chiaramente sull'argomento [viii]. Se i gruppi settari e i loro simpatizzanti impediscono la pubblicazione di studi scientifici che li riguardano o riguardano la storia del loro leader, studi condotti da studiosi e in modo imparziale, allora divengono gli unici arbitri di ciò che il mondo deve sapere. Senza libera stampa, pubblicazioni scientifiche, commenti imparziali e la capacità di esprimere le proprie opinioni tutti noi saremo alla mercé dei leader che decideranno che cosa dobbiamo leggere, dire e pensare. Il 1984 di Orwell potrebbe divenire realtà. Esistono numerosi esempi, troppi per essere elencati tutti, di riviste e quotidiani che hanno ricevuto lettere di minaccia di azioni legali se addirittura fossero stati citati i nomi di alcuni gruppi settari. I giornalisti Marshall Kilduff e Ron Javers hanno raccontato le vicende [10] di una delle croniste del San Francisco Chronicle che doveva far visita al Tempio del Popolo e intervistare Jim Jones, all'epoca in cui era ancora in California. Sapendo che la donna era un'appassionata di piante d'appartamento Jones ne acquistò moltissime. Istruì un gruppetto di membri a «complimentarsi per i suoi precedenti articoli, e di starle incollati per tutto il tempo. Dopo l'intervista Jones iniziò a farle telefonate notturne a casa e ingaggiare lunghe e vaneggianti discussioni. Lasciava cadere suggerimenti su come avrebbe potuto raccontare di lui in termini migliori e più giusti». Il suo staff invià alla donna trenta lettere in cui le richiedevano un trattamento onesto. «Quando l'articolo infine uscì, uno dei soliti racconti innocui e complimentosi, la cronista venne inondata con 300 lettere di ringraziamento». Pare che avesse riscritto l'articolo ben sei volte, cancellando progressivamente gli accenni critici [ix]. Manipolazione dell'immagine pubblica Le sette hanno trovato molti modi per limitare e controllare l'informazione pubblica. Alcuni gruppi hanno a disposizione opuscoli, riassunti per la stampa, referenze del gruppo spesso preparate da noti studi pubblicitari. In breve questo materiale sottintende che «Non avete bisogno di cercare tanto. Ecco qui chi siamo. Qui c'è tutto quello che vi serve per conoscerci o capirci alla perfezione. Prendete questo materiale e usatelo. Va tutto bene». Il concetto implicito è che il materiale è presentato in modo obiettivo e relativamente completo [xii]. Un esempio illuminante dello sforzo per controllare il modo in cui gli esterni considerano il gruppo viene rivelato nelle vistose discrepanze tra un film girato sotto gli auspici del gruppo di Rajneesh [Osho] e le osservazioni sullo stesso gruppo di un importante scienziato comportamentale. Un giovane regista di San Francisco ha raccontato che, un bel giorno, «sul suo conto corrente era apparsa una strana somma di denaro». Poco tempo dopo aveva ricevuto una lettera in cui gli si chiedeva di usare il denaro per recarsi in India e girare un film sul gruppo, e così fece. La pellicola, che ho guardato assieme ad ex membri del gruppo, dipinge una serie di scene pastorali e persone che cantano e danzano, il guru che cammina in mezzo a loro, persone sedute nel cortile di un palazzo e così via; il film ha anche vinto un premio ad un festival cinematografico. Secondo gli ex membri, che in seguito hanno testimoniato in un procedimento legale riguardante accuse mosse contro il gruppo, il film non riflette la realtà del movimento così come loro l'hanno vissuta. La loro opinione è stata confermata da Richard Price, all'epoca capo del Esalen Insitute, che si era recato in India per saperne di più sul movimento. In occasione della sua visita il Time aveva pubblicato un articolo sul gruppo scritto dal capo dell'ufficio di Nuova Delhi della rivista. L'articolo citava la presenza di Price in India e lo definiva «discepolo meglio collegato a tutt'oggi» [16], lasciando a intendere che appoggiasse il gruppo. Poco dopo la comparsa dell'articolo Price scrisse sia alla redazione di Time che a Rajneesh [17], dicendo di aver constatato che gli incontri dei gruppi nell'ashram erano autoritari, intimidatori e violenti. Osservava di aver appreso da ex membri che la violenza veniva usata per fare osservare conformità ad un nuovo ordine emergente, piuttosto che per facilitare la crescita. Price diceva di aver visto con i suoi occhi fratture, contusioni e abrasioni. Sottolineava che la compassione professata da Rajneesh non si rifletteva nei suoi gruppi di seguaci. Se opuscoli patinati e film preconfezionati non sono sufficienti ad evitare le critiche, il gruppo potrebbe organizzare tours guidati. Il maestro di questo tipo di visita era Jim Jones. Kilduff e Javers hanno raccontato [18] che «Al Mills, che era stato fotografo ufficiale della chiesa, ha riferito che Jones, al momento di fare le foto delle frettolose strette di mano, cercava di organizzare trappole per i politici. “Se Jones voleva compromettere qualcuno collocava un gruppo di membri dietro al podio che, al momento opportunamente suggerito, sollevavano i pugni chiusi mentre io scattavo. In questo modo apparivano come rivoluzionari. Jones voleva che queste foto fossero archiviate nel caso qualche politico gli si fosse rivoltato contro”». I tours erano farse accuratamente inscenate, i membri della chiesa avevano provato i loro ruoli in anticipo con vestiti presi a prestito per entrare nella parte, e addestrati in precedenza su quanto avrebbero dovuto dire [xiii]. Ai personaggi importanti in visita venivano poi presentati come presunti disintossicati dall'eroina, storpi guariti e ragazzini abbandonati felici di aver trovato un pasto decente all'abbondante desco di Jones. Se la visita si concludeva con successo e il visitatore se ne andava positivamente impressionato, Jones entrava in un nuovo ruolo. Si piazzava di fronte alla congregazione e lo prendeva in giro, ne imitava la voce, ripeteva le domande che aveva fatto e rideva su come le visitatrici gli si erano strusciate addosso. Un altro modo per controllare la percezione dell'opinione pubblica è il controllo della ricerca che su di essa viene condotta. I ricercatori di scienze comportamentali si affidano, per la gran parte dei dati fondamentali, ad informatori e colloqui. Tuttavia ciò di cui i membri parlano con gli esterni potrebbe essere controllato e limitato. Generalmente solo alcuni membri vengono designati come portavoce del gruppo. Gli altri hanno l'ordine di non parlare, e di non farlo addirittura con i familiari o gli amici esterni al gruppo. Ai membri viene insegnato che i non-membri sono troppo “disinformati” o “ignoranti” per capire, e vengono istruiti a indirizzare le domande ai superiori. Quando genitori o amici fanno domande su un particolare aspetto del gruppo spesso si sentono dire «a questo non posso rispondere – è un argomento che richiede “conoscenza”». Non solo i membri vengono istruiti a non rispondere, ma ci si aspetta che riferiscano – verbalmente o per iscritto – tutte le interazioni con gli esterni, ricevendo spesso punizioni nel caso non si comportino come prescritto. Questo spiega come mai le risposte di molti membri di setta sono incredibilmente simili, svuotate dalle normali emozioni, generalmente monosillabiche e, molto spesso, non in tema con la domanda posta. Non c'è da meravigliarsi se spesso si pensa che siano programmati. Centinaia di ex membri hanno descritto sessioni di recitazione in cui venivano fatti provini su come rispondere alle domande degli esterni. Un esempio estremo è quanto accaduto in una piccola setta californiana che afferma che i suoi membri si sono prima disciolti e poi ricomposti, mescolandosi. Quando gli angosciati genitori di una ragazza entrata nel gruppo, una ventenne dal fisico minuto e la carnagione scura, visitarono la sede, furono accolti da un uomo di mezza età alto e biondo che disse:«vostra figlia ora sono io. Siamo intercambiabili, fusi l'uno nell'altro e mescolati assieme». Per diversi mesi cercarono di vedere la figlia da sola, ma senza successo. Il gruppo era sempre unito come uno stormo di uccelli, a volte pigolavano qualche frase ma solo il leader conversava con gli esterni. A causa di queste restrizioni il ricercatore che voglia ottenere un campione di risposte rappresentativo e su larga scala si trova con le mani legate. Di fatto potrebbe scoprire solo in un secondo tempo di essere stato messo in contatto con un campione attentamente selezionato e addestrato di appartenenti al nucleo centrale del gruppo, che sanno come rispondere secondo i desideri del leader. Il ricercatore ascolterà quindi solo ciò che è già stato stabilito debba sapere sui pensieri e le credenze, raccontato dai pochi designati a parlare. Inoltre i leader possono intimidire i ricercatori minacciandoli di ritirare la disponibilità dei soggetti di ricerca. Solitamente, per assicurarsi l'accesso ai membri, il ricercatore si rivolge al leader. L'accesso può essere autorizzato, ma con il passare del tempo, e la necessità di continuare ad avere contatti per terminare il lavoro, potrebbe sentirsi dire più o meno apertamente che, nel caso offenda il gruppo con conclusioni “sbagliate” o tenga una condotta “riprovevole” tipo esprimere qualsiasi critica, allora gli verrà proibita ulteriore frequenza a quel gruppo e ai suoi alleati. Questo tipo di minaccia è riuscita a fare in modo che numerosi ricercatori ed accademici si trattenessero dall'esprimersi obiettivamente su sette e processi di riforma del pensiero. In un caso una casa editrice chiese ad un noto professore universitario di recensire il libro dell'ex membro Barbara Underwood, Hostage to Heaven. Il professore rispose con una lettera elogiativa del lavoro, dicendo che si trattava di «uno dei migliori libri mai scritti sull'argomento», ma che non avrebbe reso pubblica una sua critica positiva perché, disse, avrebbe «messo in pericolo i miei delicati rapporti con tutti loro» (con questo riferendosi alla setta specifica e ai suoi alleati). Intimorito, il professore scelse di rifiutare il suo appoggio al libro, il che pone serie domande sull'obiettività dei suoi scritti su sette e gruppi che utilizzano processi di riforma del pensiero, argomento su cui viene spesso consultato. Psichiatri, psicologi, assistenti sociali e avvocati sono stati protagonisti di numerosi episodi inquietanti nel momento in cui hanno aiutato o curato membri attivi o ex membri. Si va dalla diffamazione personale a tentativi per far loro revocare la licenza professionale. Una assistente sociale psichiatrica del Massachusetts che aveva lavorato con numerosi ex membri fu fatta oggetto di molestie costanti. Uno degli incidenti più pittoreschi fu l'invio, sul suo posto di lavoro, di un mazzo di rose rosse accompagnato da un biglietto che la ringraziava per i suoi sforzi tesi a distruggere la religione, e portava la firma del “Partito Nazista Americano” [19]. Le cause sono faccende costose. Ma alcune sette si sono attrezzate con numerosi avvocati e paralegali interni, rendendo meno costosi i procedimenti. Chi deve difendersi può, al contrario, facilmente ridursi sul lastrico per combattere questo tipo di tattica. Uno degli atteggiamenti più litigiosi assunti contro i critici è quello dimostrato da Synanon [26]. Media locali e nazionali sono stati dissuasi dall'occuparsi di Synanon dopo che, negli anni '70, la Hearst Corporation raggiunse un accordo di 2,6 milioni di dollari per due cause per diffamazione e complotto intentatele dal gruppo. Tutto questo fa parte di ciò che Dederich definiva la sua “Guerra Santa” contro i media. Synanon fece causa per 76 milioni di dollari anche alla rivista Time per un articolo della fine del 1977, e alla ABC per 40 milioni. E ancora al Ministero della Sanità per 35 milioni di dollari e, quando il Grand Giurì della contea di Marin richieste un'inchiesta sul gruppo, i giurati vennero citati per 55 milioni di dollari. Sono seguite altre cause e centinaia di minacce di causa. Dopo di allora i media furono di fatto imbavagliati e su Synanon cadde il silenzio fino alla serie di articoli pubblicati da un piccolo settimanale, il Point Reyes Light. Nell'aprile del 1979 David e Cathy Mitchell, redattori del Point Reyes Light, vinsero, assieme al sociologo della University of California Richard Ofshe, il Premio Pulitzer per “Servizio Pubblico Meritorio” per la loro ricerca e denuncia di Synanon. Nel proporli per il premio Ralph Craib scrisse: «Le organizzazioni mediatiche più importanti non hanno voluto rischiare l'inevitabile scontro legale, certi di essere querelati da un gruppo con uno staff legale di 48 persone. Intanto David Mitchell e sua moglie e collega Cathy pubblicavano, settimana dopo settimana, i loro resoconti di percosse, armi e delle strane pratiche in cui la setta è coinvolta» [27]. Soltanto dopo la consegna del Pulitzer ai Mitchell e Ofshe il National News Council, dietro reclamo della United Press International, iniziò ad indagare sui tentativi di Synanon di mettere a tacere i media sui problemi del gruppo. Il consiglio scoprì che nei soli 1978 e 1979 i legali del gruppo avevano minacciato i media di cause per diffamazione in 960 occasioni diverse [28]. Poco dopo la consegna del premio Pulitzer ai tre ricercatori, Synanon intentò contro di loro tre cause scaturite dalla discussione sui media delle loro conclusioni. Quando la CBS decise di girare un documentario sul lavoro dei Mitchell e di Ofshe Synanon minacciò di fare causa; il documentario non si fece. Synanon perse tutte le cause e i tre ricercatori contro-querelarono ottenendo risarcimenti. Ciò fu possibile soltanto perché poterono avvalersi dei servizi pro bono offerti ai Mitchell dallo studio legale di San Francisco Heller & Hermann, e della University of California nel caso di Ofshe. Questi episodi, sommati al serpente nella cassetta delle lettere di Morantz, rappresentarono un punto di svolta per Synanon [29]. I media iniziarono a parlare del gruppo senza temere ritorsioni. Synanon perse la causa contro Time Inc. che a sua volta presentò contro-causa per i costi sostenuti. Così fecero anche la ABC, tre ragazzi malmenati da membri del gruppo, Paul Morantz e una famiglia che viveva nei pressi dell'organizzazione, che la citò per molestie e altri problemi. Furono presentate ulteriori cause. Considerando il passato di molestie che le sette riservano ai critici, timori e riluttanza a parlare non sono infondati. Non solo i professionisti, ma anche gruppi di privati cittadini sono esposti a fastidi e tormenti. Il Cult Awarness Network (CAN), organizzazione no profit costituita da volontari e dedita all'informazione del pubblico circa gli effetti dannosi del controllo mentale, è stata oggetto di innumerevoli attacchi [xiv]. Tra il 1991 e il 1993 la sola Chiesa di Scientology intentò contro il CAN e/o suoi affiliati e membri individuali oltre 47 cause e decine di reclami per violazione dei diritti civili. Alcuni non erano che tentativi affinché il tribunale costringesse il CAN a permettere agli scientologisti di lavorare nel suo ufficio nazionale, o di partecipare ai suoi convegni. La cosa sarebbe paragonabile all'assurdità di avere dei nazisti che fanno causa per avere il diritto di lavorare nella Lega Anti-Diffamazione! Nell'ottobre 1994 si erano conclusi solamente quattro casi, nessuno vinto dagli scientologisti. Come ha detto l'ex presidente del CAN Patricia Ryan, figlia del deputato Leo J. Ryan assassinato a Jonestown, «I tribunali americani non sono stati pensati come arma a disposizione di chi possiede soldi a sufficienza per distruggere a colpi di cause frivole chiunque ritenga nemico. Scientology ha una lunga storia di tentativi di uso delle corti in questo modo, e deve essere fermata se ancora nei tribunali la giustizia ha un significato»[30]. [xv]. Per cercare di impedire a parenti ed amici curiosi di smascherare le sette, o addirittura di fare troppe domande, vengono usate numerose tattiche. Se i parenti si rivolgono alle autorità o ai media, ad esempio, il gruppo spesso proibisce al loro caro di avere ulteriori contatti con la famiglia. Ci sono stati numerosissimi casi di ragazzi che hanno scritto lettere a genitori e nonni con frasi come «Mi spiace sapere che hai chiamato la radio, ma visto che l'hai fatto non ti scriverò più». Si sa di molti gruppi che, nel caso i parenti facciano troppe domande, si mostrino negativi verso il movimento o parlino con media, autorità o ricercatori, mandano i membri in una località diversa o addirittura in un altro stato o nazione. Se la famiglia fornisce informazioni sulla setta, il membro può venire opportunamente nascosto e i familiari tenuti lontani dagli uffici del gruppo. Tutto questo però non ha impedito ad alcune famiglie di parlare con i media e di manifestare davanti alla sede del gruppo per poter vedere i loro cari. Una donna che aveva scritto alla figlia appartenente ad un gruppo internazionale fondato da un guru si allarmò quando a risponderle fu un estraneo che le scriveva: È successo che ho ricevuto questa tua lettera che hai scritto a “Barbara”. In questo momento non conosco di preciso i suoi spostamenti ma li scoprirò presto e vedrò di farle avere la tua lettera …L'ultima volta che ho avuto sue notizie era in Nepal. Il Nepal confina con l'India. Adesso però dovrebbe essersi trasferita in un altro paese. Puoi mantenerti in contatto con me e cercherò di farti sapere come sta Barbara. Se hai voglia di fare una cosa buona e giusta potresti mandarci dei buoni dolci di Natale e un assegno. Sono sicuro che se potessi dirlo a Barbara ne sarebbe felice come se avesse ricevuto lei stessa i dolci.A volte, quando la situazione diventa davvero scottante, per evitare indagini o ulteriori inchieste e pubblicità negativa alcuni gruppi si trasferiscono in toto in un'altra zona del paese o all'estero. Molti gruppi l'hanno già fatto trasferendosi in Europa, Hawaii, Australia, o in paesi del Sud America. Chi critica o si oppone alle sette si abitua ad una grande varietà di azioni fastidiose [31]. Riceve telefonate da persone che si presentano come giornalisti o che cercano informazioni su attività antisette locali [xvi]. Vicini, parenti e datori di lavoro riceveranno probabilmente telefonate o visite di persone che, con pretesti e sotto varie guise, accuseranno l'attivista antisette di ogni tipo di crimine [xvii]. Incontri organizzati dal CAN o da associazioni simili di informazione e ricerca sono stati infiltrati e disturbati. Sono state cancellate le prenotazioni alberghiere o aeree dei partecipanti, rovistati archivi, rubati indirizzari, ispezionati i bidoni dell'immondizia e avvicinati gli oratori. Nei luoghi dove si tengono questi incontri non sono insoliti falsi allarmi di incendi o bombe. Nel corso del mio lavoro sono stata spesso importunata, minacciata, querelata e molestata perché ho testimoniato in tribunale contro numerose sette e ho parlato chiaro contro alcune delle loro pratiche. Anni fa, all'arrivo all'aeroporto di Londra in occasione di un invito a parlare alla Camera dei Lords, fui trattenuta dalla polizia di frontiera che aveva ricevuto una telefonata anonima in cui si sosteneva che ero una terrorista dell'IRA. La questione fu risolta velocemente ma forse dà un'idea di ciò che significa cercare di informare il pubblico sulle sette. Durante la permanenza londinese fui invitata a tenere una conferenza in una chiesa. Quando iniziai a parlare un uomo, uno di quei messaggeri che consegnano telegrammi cantati, si fece avanti tra i banchi con un grande bouquet in mano e iniziò a cantare una canzone molto volgare per mettermi in imbarazzo. Successivamente aiutò le autorità ad identificare la setta che l'aveva ingaggiato. Qualche anno fa nel mio ufficio all'università si presentò una ragazza che sosteneva di essere una studentessa. Si offerse volontaria, come diversi studenti fanno, per archiviare articoli di giornale e altri scritti per me e antri docenti. Un bel giorno scomparve, ma ben presto iniziai a ricevere lettere e telefonate. La ragazza aveva fotocopiato le tesi di laurea degli studenti e, imitando la mia calligrafia, sulle copertine aveva scritto note del tipo “Questo studente sarebbe un ottimo elemento per la CIA”. Evidentemente voleva lasciare a intendere che quelle tesi mi erano state inviate da qualche agenzia segreta ed io, a insaputa dello studente, lo stessi raccomandando ad agenzie governative, oppure che io stessa ero un'agente del governo! Aveva poi inviato quei documenti agli studenti, prelevando il loro indirizzo dagli annuari dell'università. Qualche tempo dopo, attraverso il Freedom of Information Act, ottenni i documenti che la polizia aveva sequestrato durante una irruzione alla setta a cui la ragazza apparteneva. Tra gli altri documenti risultarono dei rapporti di sicurezza, come il gruppo li definiva, tra cui lunghissimi resoconti inventati e firmati da quella ragazza, in cui venivano citate per nome e cognome tutte le persone che avevano fatto visita al mio ufficio nel brevissimo periodo in cui si era offerta come volontaria. Ovviamente era stata mandata per molestarmi e spiarmi, ed aveva inventato qualche storia strana del tipo richiesto dal suo gruppo. Ho imparato a viaggiare e prenotare gli hotel sotto falso nome, perché una setta era solita mandare un uomo a controllare il mio lavoro e le conferenze e incontri a cui avrei partecipato. A quel punto cancellava le mie prenotazioni dell'aereo e dell'hotel. Quando quest'uomo lasciò la setta mi scrisse una lettera di scuse chiedendo perdono per tutti le seccature che mi aveva causato obbedendo agli ordini del suo gruppo. Ad un certo punto iniziai a ricevere ripetute telefonate ogni notte alla 1,30. Riuscii a far venire un agente di polizia che attese e rispose al telefono, dando il suo numero identificativo e dicendo che, se avevano voglia di chiacchierare, di cercarlo alla stazione di polizia di Berkeley. Le telefonate cessarono. In un'altra occasione in cui stavo tenendo una serie di colloqui con due ex membri intenzionati a fare causa al una grande setta, qualcuno prese a lasciare ogni mattina sui grandini d'ingresso di casa mia, prima dell'arrivo dei due, un grande ratto morto col cuore infilzato in uno spiedo. Non ho dubbi sul fatto che il messaggio fosse destinato agli ex membri, considerati “ratti”. Nello stesso periodo qualcuno lasciò a casa mia una ventina degli stessi ratti, vivi però. Presumo che l'intenzione fosse quella di invadermi la casa, ma erano stati collocati in una conduttura del solaio da cui non riuscirono ad uscire, così non fu difficile catturarli. Una volta ho testimoniato in un caso in cui all'ex membro fu riconosciuto un risarcimento multimilionario (in dollari). La mia testimonianza descriveva come la condotta della setta e il modo in cui l'uomo era stato trattato fosse stato così stressante, così di lunga durata e con esiti talmente devastanti da renderlo psicotico. Il giorno successivo il verdetto della giuria la setta presentò una querela, basata su accuse inventate, contro l'uomo, i suoi legali e gli esperti che avevano testimoniato per lui, semplicemente per molestarci e farci spendere un sacco di quattrini. Il giudice alla fine rigettò il caso, ma nel frattempo era passato qualche anno. Sempre nello stesso caso fui costretta a farmi scortare da una guardia armata per tutta la durata del processo, addirittura alla toilette, per non essere aggredita dai membri della setta che picchettavano il tribunale con grandi cartelli dai bastoni appuntiti, e affollavano i corridoi dello stabile. L'interrogatorio durò due giorni e mezzo, ma i legali della setta mi controinterrogarono per dodici giorni e mezzo, e corridoi e cortile del tribunale si trasformarono in un vero spettacolo. Il mio ufficio è stato scassinato e mi sono state rubate centinaia di interviste audio e video con ex membri ed altre persone. Mi è stata più volte rubata la spazzatura, ed ora passo tutto al tritacarte. In numerose occasioni in cui ho tenuto lezioni e conferenze alcune sette hanno inviato loro membri a picchettare università o associazioni che avevano organizzato il programma. In occasione di una lezione a dei dentisti presso l'ospedale locale, una setta nota perché mandava i suoi membri, in uniforme nazista, a manifestare contro di me, inviò la sua solita truppa di quindici elementi in uniforme con cartelli che mi accusavano di essere un neurochirurgo nazista! Quando le guardie di sicurezza dell'ospedale entrarono a chiedermi «chi sono quei buffoni con quei bastoni appuntiti che urlano il suo nome?» dissi il nome della setta, spiegai che non ero un neurochirurgo nazista e che stavo semplicemente tenendo una lezione sull'ipnosi per ridurre dolore e ansia nella cura dentaria. Spiegai inoltre di essere stata chiamata a testimoniare contro quella setta in diversi casi legali, e che volevano distruggere la mia reputazione e rovinarmi. Gli agenti della sicurezza se ne andarono. Non so che cosa dissero a quella gente, ma il gruppo raccolse bastoni e cartelli, si stipò in due furgoni e si allontanò in fretta, l'aria confusa. Ai tentativi di umiliarmi e distruggere la mia reputazione non sono estranee diverse grandi sette internazionali e molto facoltose che mi hanno trasformato in simbolo. Alcuni colleghi ed altri professionisti mi hanno riferito di essersi sentiti dire «Guardi quel che facciamo alla Singer ed agli altri che parlano troppo. Potrebbe accadere anche a lei. Così, caro professore o dottore, è molto meglio che non dica cose che non vogliamo sentire se non vuole essere trattato come la Singer». Io non ho smesso di parlare, e le molestie continuano anche se quelle qui elencate sono una minima parte. Esistono numerosi esempi spaventosi di folli e diffusi tentativi di mettere a tacere e intimidire i critici. Non sono stati intimiditi soltanto ricercatori, giornalisti, scrittori e cittadini comuni, attaccati e querelati, ma le sette hanno cercato di tenere i professionisti lontani dai tribunali, sferrando attacchi concentrati su chi aveva testimoniato per gli ex membri. Nella speranza di soffocare avvocati, medici, psichiatri e psicologi, assistenti sociali e valutatori del benessere dell'infanzia, e chiunque altro possa aiutare le vittime delle sette in casi legali o di custodia minorile, certe sette hanno fatto ricorso a mezzi feroci e tattiche del terrore. Hanno Inoltre presentato denunce infondate e accuse platealmente ridicole alle associazioni o agli albi professionali di avvocati, medici, psicologi. Fino ad ora onestà, dedizione ed integrità hanno generalmente prevalso, e le vittime degli abusi settari possono trovare sempre più professionisti che possano aiutarli, nonostante gli innumerevoli attacchi che sono stati loro rivolti. Note dell'autrice
1. Bellak V. Murietta Foundation, Inc. (a.k.a. Alive Polarity Fellowship, a Washington Corporation), United States District Court for the Central District of California, Civil Case No. 87-08597(CBM)(Kx.).
2. Gerstel, Paradise Incorporated: Synanon pagg. 217-224; Mitchell, Mitchell e Ofshe, The Light on Synanon, pag. 218.
3. T. Reiterman e J. Jacobs, Raven: The Untold Story of Jim Jones and His Temple (New York: Dutton, 1982), pagg. 449-450, 452, 539; K. Wooden, The Children of Jonestown (New York: McGraw-Hill, 1981), pagg. 16-18.
4. R.J. Lifton, The Nazi Doctors: Medical Killing and the Psychology of Genocide (New York: Basic Books, 1986),
5. Barker, The Making of a Moonie, pagg. 178-179.
6. Si veda ad esempio: Barker, The Making of a Moonie, pagg. 122-125, 136-139, 254-255.
7. A. Carley, "Government Grants to Cult Watchdog Stirs Flap in Britain", Religious News Service, 10 luglio 1989, pagg. 6-7.
8. A. Meale, "INFORM - Cut in Funding by the Home Office", comunicato stampa, House of Commons, Londra 15 novembre 1993.
9. Bromley e Shupe, Strange Gods, pagg. 199-201.
10. M. Kilduff e R. Javers, The Suicide Cult (New York: Bantam Books, 1978) pag.76.
11. "Rampant Deception by Maharishi Ayur-Veda Promoters Exposed", NCAHF Newsletter, Nov./Dic. 1991, vol.14(6).
12. J.M. Hall, "Erhard Book Draws Threat of Legal Action", San Francisco Daily Journal, 31 marzo 1993, pagg. 1,9; A.S. Ross "Libel Suit Threat by est Founder Erhard", San Francisco Examiner, 6 aprile 1993.
13. "Reader's Digest Foils Scientologist Appeal; Libel Suit Still Active", Publish, giugno 1992; B. Steffens, "Scientology's Current Target: Reader's Digest", Quill, Nov./Dic. 1991, pag. 39; J.H. Richardson, "Catch a Rising Star", Premiere, settembre 1993, pag.91.
14. R. Behar, "The Thriving Cult of Greed and Power" (La Florida Sette dell'Avidità e del Potere), Time, 6 maggio 1991, pag.57; intervista dell'autrice con P. Cooper, 13 luglio 1994.
15. Bromely e Shupe, Strange Gods, pag.67.
16. "'God Sir' at Esalen East", Time, 16 gennaio 1978, pag.50.
17. D. Boadella, "Violence in Therapy", Energy and Character (Dorset, England) (gennaio 1980), 11, 1-20; lettera di Richard Price alla rivista Time, 21 gennaio 1978, all'Ashram di Rajneesh, 23 febbraio 1978 e a Rajneesh, 7 luglio 1978.
18. Kilduff e Javers, Suicide Cult pag. 72.
19. A. MacRobert, "Uncovering the Cult Conspiracy", Mother Jones, feb./marzo 1978, pag. 8.
20. J. Clark, "Problems in Referral to Cult Members", NAPPH Journal (National Association of Psichiatric Health Systems), 1978, 9(4), 28.
21. Mitchell, Mitchell e Ofshe, The Light on Synanon, pag. 125.
22. Mitchell, Mitchell e Ofshe, The Light on Synanon, pag. 177.
23. Mitchell, Mitchell e Ofshe, The Light on Synanon, pagg. 178-179.
24. Mitchell, Mitchell e Ofshe, The Light on Synanon, pag. 299; Olin, Escape from Utopia, pag. 287.
25. Olin, Escape from Utopia, pag. 288.
26. Gerstel, Paradise Incorporated: Synanon, pagg. 197, 258; Mitchell, Mitchell e Ofshe, The Light on Synanon, pag. 167.
27. Mitchell, Mitchell e Ofshe, The Light on Synanon, pagg. 284-285.
28. Mitchell, Mitchell e Ofshe, The Light on Synanon, pagg. 298.
29. Gerstel, Paradise Incorporated: Synanon, pag. 269.
30. Cult Awarness Network, "Non-profit Sues Controversial Church of Scientology for Millions - Claims Scientology Backed Dozens of Lawsuits to Bankrupt It", comunicato stampa, 9 febbraio 1994.
Note aggiuntive di Martini:
i. A questo proposito vale la pena citare le parole di B. Beit –Hallahmi, psicologo israeliano. Nella sua relazione intitolata "Dear collegaues: integrity and suspicion in NRM research", presentata all'incontro annuale 1997 della Society for the Scientific Study of Religion, egli scrive «Ho davanti a me un frammento di prova che rivela significative collusioni tra ricercatori e NMR [Nuovi Movimenti Religiosi]. Si tratta di un memorandum confidenziale, datato 20 Dicembre 1989, di cui è autore un ricercatore di NMR che affermava di scrivere da parte di altri due ricercatori autori dell'iniziativa, tutti sociologi. Copie di questo documento sono state fatte circolare da un gruppo anti-NMR e la sua autenticità è aldilà di ogni dubbio. È significativo che questo documento sia stato spedito ad una lunga lista di sociologi via e-mail, ed è stato già citato. E' imbarazzante riferire di un memo confidenziale scritto da un caro collega, ma non è stata meno imbarazzante l'esperienza di essere testimone di cari colleghi che collaborano e sono "complici" di una varietà di organizzazioni mascherate. Questo documento riporta una serie di incontri e attività che coinvolgevano molti studiosi di NMR, avvocati dei NMR, leaders dei NMR e qualche altro studioso. (...) Ciò che è sorprendente è il chiaro significato con cui i membri della ricerca guardavano i NMR come alleati, e non come soggetti di studio. Sembra che gli studiosi fossero molto più desiderosi dei NMR di guidare la battaglia per la legittimità degli stessi NMR».
Beit-Hallahmi, subito dopo, cita alcune righe della famosa e-mail: «”Gli incontri con i membri della
Chiesa dell'Unificazione hanno confermato le nostre prime impressioni che ... la loro risposta è focalizzata sostanzialmente a risolvere le crisi contingenti. Io li ho spinti sulla questione se potesse essere possibile per la Chiesa dell'Unificazione in collaborazione con molti altri NMR raccogliere un significativo ammontare di denaro - senza "seccature" per noi - per un gruppo indipendente, che a turno, avrebbe avanzato proposte, e avrebbe finanziato la ricerca sui NMR”.
I NMR erano poco entusiasti, pensava lo scrivente, e “La cooperativa che finanzia l'American
Conference on Religious Freedom sembrerebbe essere il massimo a cui sono disposti ad arrivare fino
ad oggi” (Confidential, 1989, p.4). In aggiunta all'idea di creare un'organizzazione finanziata dai
NMR, “...abbiamo passato molto tempo a considerare se potesse essere il momento giusto per importare ... INFORM o creare una organizzazione statunitense che potrebbe ricoprire un ruolo similare ... INFORM ha adottato una strategia molto efficace nel neutralizzare i movimenti antisetta nel Regno Unito' (Confidential, 1989, p.5)».
Beit-Hallahmi, subito dopo, ricorda la fondazione, nel 1992, di AWARE, l'Associazione degli Accademici
del Mondo per la Libertà Religiosa, organizzazione che ha tra i suoi scopi fondamentali quello di promuovere la libertà intellettuale e religiosa. Dopo alcune considerazioni l'autore afferma : «Alla luce di ciò di cui siamo stati testimoni siamo costretti a rileggere, (...) l'intero corpo della letteratura sui NMR». (Tratto
da: "Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere - Il 'lavaggio del cervello': tra mistificazione e sospetto” di Alberto Amitrani e Raffaella Di Marzio).
L'e-mail confidenziale a cui Beit-Hallahmi fa riferimento fu redatta dal sociologo Jeffrey Hadden per conto dei colleghi Eileen Barker e David Bromley. Il testo integrale, in inglese, è reperibile qui: http://www.rickross.com/reference/apologist19.html
ii. Il sociologo americano Benjamin Zablocki, nel suo interessante articolo “La schedatura di un concetto: la strana storia dell'ipotesi del lavaggio del cervello nella sociologia della religione”: così commenta: «Il lavaggio del cervello (17) è un argomento sul quale sono state scritte molte sciocchezze da ogni parte […] In gran parte, però, almeno negli ultimi anni, [derivano] dai ricercatori che tentano di ridicolizzare il concetto senza capirlo perfettamente. È stato chiamato teoria del malocchio (18), teoria del robot (19), arma ideologica (20), e forma cinica di riduzionismo (21). Thomas Robbins ha detto che "... le prospettive e le ricerche sociologiche probabilmente invalideranno gli stereotipi più estremi da 'Terrore dallo spazio profondo' a proposito delle sette ..." (22). James Richardson e Brock Kilbourne si scherniscono che “una minoranza rumorosa di professionisti e laici continua ad usare questo termine scientificamente defunto" (23). Sfortunatamente questi autori hanno incentrato attacchi e ostilità non solo sulla parola, ma anche sul concetto sottostante». iii. Esempi italiani di questa linea di condotta sono riscontrabili nell'opera di Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, del cui consiglio fa parte anche la citata Eileen Barker. Introvigne ad esempio ha sostenuto che: «Nel 1987 il rapporto finale del DIMPAC Committee fu sottoposto al Board of Social and Ethical Responsibility for Psychology dell'APA. L'11 Maggio 1987, il Board rigettò il rapporto e concluse che le teorie del controllo mentale, impiegate per distinguere i 'culti' dalle religioni, non fanno parte della scienza psicologica accettata. Gli effetti di questo documento sono stati devastanti per le teorie del controllo mentale» (Cfr. Religious Liberty in Western Europe. Rapporto del CESNUR per il 1997 dalla conferenza stampa tenuta il 1 Dicembre 1997 a Washington DC). «La teoria del "lavaggio del cervello" ha perso parecchio terreno negli ultimi anni – dopo una lunga indagine, nel 1987 l'Associazione degli Psicologi Americani l'ha dichiarata “non scientifica” in quanto applicata a gruppi religiosi (10) – e oggi i movimenti antisette cercano di ripresentarla con etichette meno controverse come “controllo mentale” o “manipolazione mentale”. – (10) Cfr. BOARD OF SOCIAL AND ETHICAL RESPONSABILITY , AMERICAN PSYCHOLOGICAL ASSOCIATION, Memo al comitato DIMPAC, dell'11.5.1987;[…]» (Cfr. La questione della nuova religiosità, M.Introvigne, Ed. Cristianità, 1993). Infine Pierluigi Zoccatelli, ricercatore del CESNUR, ripetendo il pensiero di Introvigne ha sostenuto che: «In Italia la Corte costituzionale affermò già nel 1981 che il plagio non esiste, eliminando il relativo reato dal nostro ordinamento penale. Oggi, dunque, il reato di plagio in Italia non esiste più, né è possibile immaginare di reintrodurlo. Ad analoga conclusione per quanto riguarda le teorie del 'lavaggio del cervello', sia di prima che di seconda generazione (le seconde eliminano l'etichetta controversa 'lavaggio del cervello', ma ne mantengono la sostanza sotto nomi come 'manipolazione mentale' o 'destabilizzazione mentale'), è pervenuta nel 1987 l'autorevole American Psychological Association, che ha definito “non scientifiche” le relative teorie» (Cfr. Messaggero di S. Antonio, 02/97). Non mi riesce di capire come la Corte Costituzionale possa stabilire se il plagio esiste o meno, materia di competenza delle scienze psicologiche e non giuridiche. Al più la suddetta corte può abrogare una legge incostituzionale nella forma, il che non significa che l'azione o la condotta che quella legge colpiva non esistono, ma solo che non esiste più una legge che le persegue. Inoltre sia Introvigne che Zoccatelli mancano di riportare o accennare ad una parte importante del memo che citano per sostenere la loro opinione personale che il plagio (o "lavaggio del cervello") non esiste, cioè che «Il rapporto è stato attentamente esaminato da due esperti esterni e due membri del BSERP. Questi hanno concordato in maniera indipendente sull'esistenza nel rapporto di significative deficienze. Le analisi sono state accluse per vostra informazione. […] In conclusione, dopo attenta considerazione, il BSERP non ritiene di avere informazione sufficiente per prendere una posizione su questa questione» (enfasi aggiunta). In sostanza il BSERP non dice affatto che le teorie del "lavaggio del cervello" sono «non scientifiche» oppure « non fanno parte della scienza psicologica accettata» come gli “apologeti” nostrani vorrebbero farci credere, ma che il rapporto presentato aveva «significative deficienze» per cui mancavano «informazioni sufficienti per prendere posizione». Per l'interessante scambio di battute tra il CESNUR e i Dott. Amitrani e Di Marzio su questo spinoso argomento si veda la sezione “Controllo Mentale” del sito del GRIS Roma. iv. Steven Hassan, esperto di NMR, assistente d'uscita ed autore di “Mentalmente liberi” e del recente “Releasing the bonds”, è stato un funzionario di alto livello della Chiesa dell'Unificazione (Moonie). Così racconta il primo approccio con i suoi reclutatori: «Un giorno, mentre leggevo un libro nella sala dell'associazione studentesca, alcuni coetanei mi si avvicinarono. Avevano dei libri sottobraccio e quando mi chiesero se potevano sedersi al mio tavolo acconsentii. Mi dissero che anche loro erano studenti e che avevano messo su una piccola comunità di giovani provenienti da tutto il mondo. Mi invitarono ad andarli a trovare. Il semestre era appena iniziato. Quella sera stessa, terminate le lezioni, mi recai a casa loro, dove trovai un gruppo di trenta ragazzi provenienti da una mezza dozzina di paesi. Quando chiesi se fossero un gruppo religioso, mi risposero di no, ridendo. Mi dissero che facevano parte di una certa "Crociata per l'unità del mondo", una associazione il cui scopo era il superamento delle barriere culturali tra i diversi popoli. Partecipai con piacere alla conversazione. L'atmosfera vivace della riunione mi piacque. I ragazzi si comportavano tra loro come fratelli e sorelle e sembravano davvero far parte di un'unica famiglia» (Cfr.: “Una vittima del reverendo Moon racconta”, L'Espresso 29 aprile 1999). v. Un esempio italiano di questo atteggiamento è l'articolo del febbraio 2000 di Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, intitolato “Cost of an Anti-Cult Affidavit by Stephen Kent: $ 11,000”. Invece che discutere, confutare o criticare accademicamente gli interessanti scritti di Stephen Kent, apprezzato sociologo della religione dell'Università di Alberta, Canada, Introvigne si limita a commentare l'entità delle sue parcelle. vi. Sempre in tema di “apologeti” nostrani, a questo proposito credo sia interessante l'articolo di Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, intitolato “Chi ha paura delle minoranze religiose? La costruzione sociale di un panico morale". vii. La ricostruzione dell'episodio e i commenti del Dott. Kent possono essere letti nell'articolo “Quando gli studiosi conoscono il peccato – Religioni Alternative e loro sostenitori accademici” di Stephen A. Kent e Theresa Krebs: «Mentre Kent controllava la bozza, i redattori della pubblicazione lo informarono che un avvocato che rappresentava The Family, un portavoce di The Family, e un ricercatore americano avevano tutti inviato lettere che si opponevano alla pubblicazione del suo articolo (che gli opponenti non avevano ancora letto). L'avvocato e il funzionario di The Family fecero vaghi accenni ad una querela. Il ricercatore americano, Sig. James R. Lewis, sosteneva aspetti "discutibili" della ricerca di Kent su Berg, e lo accusava inoltre di "aver violato l'etica professionale" (in Mobilio, 1994, 17).» viii. Un tentativo intimidatorio sembra essere quello rivolto ad un'emittente televisiva italiana, “Telenova”, e ai partecipanti ad una trasmissione andata in onda nel gennaio 1998: "Minacce senza seguito: il fax di Scientology". ix. A questo proposito si veda ad esempio: “Il pazzo è tra noi: Jim Jones e l'insabbiamento californiano” di Kathleen eTom Kinsolving. x. Estratti di "Lo Scandalo Scientology" di Paulette Cooper. xi. Per approfondimenti si veda l'agghiacciante “Diario delle Molestie” di Paulette Cooper e la documentazione originale relativa alla “Operation Freak Out” sequestrata dall'FBI nel 1977. xii. A questo proposito si veda per esempio il commento del Dott. Kent nel suo articolo “Quando gli studiosi conoscono il peccato – Religioni Alternative e loro sostenitori accademici”: «Nello stesso periodo in cui Lewis interveniva nel processo di pubblicazione di Kent, all'inizio di marzo del 1993, lui e vari accademici associati alla sua organizzazione "Associazione per gli Accademici del Mondo per l'Educazione Religiosa" [Association for World Academics for Religious Education (AWARE)] erano impegnati a produrre una pubblicazione per aiutare The Family a coltivare una immagine pubblica positiva. Nel gennaio del 1993 rappresentanti della Family avevano contattato Lewis (come direttore esecutivo della AWARE) e un altro accademico che non nomino "cercando consiglio su come combattere la pubblicità negativa e altri attacchi che pensavano sarebbero certamente risultati dalla nuova e coraggiosa statura pubblica del gruppo" negli Stati Uniti. (Lewis and Melton, 1994b, vi). Già in altri paesi del mondo The Family stava cercando di prendere le distanze dalle sue pratiche sessuali controverse come "flirty fishing" (prostituzione religiosa), condivisione sessuale tra i membri, e l'abuso sessuale dei bambini (Ward, 1995). La collezione di saggi che ne seguì, pubblicata da Lewis e J. Gordon Melton, intitolata Sex, Slander, and Salvation [Sesso, Calunnia e Salvezza], divenne un volume che The Family pubblicizzò come prova della sua legittimità, e il gruppo ne ha distribuite copie ai media nel tentativo di guadagnarsi recensioni positive. Tuttavia, almeno un accademico che revisionò il libro la pensò in modo diverso.» xiii. Jim Jones naturalmente non fu l'unico ad organizzare “visite guidate” accuratamente preordinate allo scopo di impressionare positivamente personaggi importanti e ricercatori. Ancora Kent nell'articolo sopra citato: «Ex membri di The Family, così come alcune delle pubblicazioni stesse del gruppo, forniscono importanti intuizioni sugli accordi "dietro le quinte" del gruppo che avvennero prima del contatto che i ricercatori della AWARE ebbero con esso. The Family invitò gli accademici e altri "Sistemiti" in ciò che chiamava "Case per i Media" (Kent, 1996c, 68). Un ex membro che aveva familiarità con queste case ha descritto quei posti come "una casa fondamentalmente piacevole, di una pulizia stridente, lucidata, quasi tanto pulita come potevate vederla" (Kent, 1996b, 157-158). Un altro ex membro ha raccontato che parte del rendere "qualsiasi cosa il più perfetta possibile" nelle Case per i Media richiedeva "mega-preparazioni" come il trasferimento delle frotte di bambini, la rimozione dei letti a castello dalle camere sovraffollate, e nel collocare altrove le ragazze madri (Kent, 1996a, 39-40). Lo stesso ex membro ha affermato che The Family "in quei posti ci teneva solamente i migliori PR … le persone che erano, sapete, preparate a parlare e sapevano come parlare e non avrebbero commesso errori o cose del genere" (Kent, 1996a, 39). Per evitare di rivelare informazioni confidenziali, i portavoce di The Family si sottoponevano a intense prove di "domande e risposte – che cosa dire su questo, che cosa dire su quello" (Kent, 1996b, 155). The Family produsse addirittura diversi opuscoli di domande anticipate assieme alle risposte adatte, e manteneva una stretta sorveglianza su quali, tra le sue pubblicazioni, i membri potevano fornire ai "Sistemiti" per una attenta lettura. (Family Services, 1989, 1992a, 1992b; Berg, 1983, 432-468).» xiv. L'autrice si riferisce al vecchio Cult Awarness Network. Da alcuni anni infatti questo importante punto di riferimento informativo è nelle mani della Chiesa di Scientology, e non viene più considerato affidabile. Per approfondimenti si veda: La nuova Cult Awareness Network (CAN); "Scientology colpisce ancora?". xv. Purtroppo quanto paventava Patricia Ryan sei anni fa è avvenuto. Il vecchio Cult Awarness Network, ridotto sul lastrico da numerose cause concomitanti, non ha potuto far fronte agli enormi costi legali che invece, a quanto pare, non rappresentavano un problema per gli avversari. Così commentava Mary Steele, uno dei legale del vecchio CAN : «La CAN, rammenta, non poteva permettersi testimoni esperti - e neppure di pagare il biglietto aereo a più di due membri del consiglio che testimoniassero al processo. "Non potevamo impegnarci tutti per questo processo", e aggiunge che quando iniziò era chiaro che il suo studio, il Davis Wright, non sarebbe stato pagato.» (Cfr. "Scientology colpisce ancora?"). xvi. A questo proposito si veda, ad esempio: "Scientology sta indagando su di noi? La strana storia del signor Davide M., del misterioso MIAS (Movimento Italiano Anti-Sètte), delle loro bugie e dei legami con la chiesa di Scientology"; "Avviso sul 'Centro Studi per la Libertà di Pensiero' diretto da Paolo Galli"; Sedicente 'Centro Studi'. xvii. Due membri dell'ARIS (Associazione Ricerca e Informazione sulle Sette), per esempio, hanno denunciato alla Procura il tentativo da parte di anonimi di prendere informazioni personali su di loro: «Vogliono schedarci».
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