Di Margaret Thaler Singer, con la collaborazione di Janja Lalich
Pubblicato nel 1995 da Jossey-Bass Publishers, ISBN 0-7879-0266-7, prefazione di Robert Jay Lifton. Una lettura fondamentale per comprendere il fenomeno settario.
Traduzione a cura di Martini
Credo che questo libro di M.T. Singer e J. Lalich sia di importanza fondamentale per comprendere il fenomeno settario e le sue dinamiche, oltre che fornire un valido aiuto a chi, uscito da un gruppo di questo tipo, stia cercando di rimettere insieme i pezzi della sua esperienza e necessiti di una maggior comprensione di quanto ha vissuto.
Purtroppo questo particolare settore, che pure tocca da vicino migliaia di persone, presenta una triste carenza nell'ambito del panorama informativo italiano, e questo è il motivo che mi ha spinto a intraprendere il lungo lavoro di traduzione di un volume di ben 350 pagine, e a metterlo a disposizione gratuitamente in Internet.
Personalmente ho trovato di particolare interesse i capitoli relativi ai processi di riforma del pensiero, il cosiddetto plagio di cui tanto si parla, spesso a sproposito; inoltre sono meritevoli di particolare nota i capitoli relativi alle tecniche di persuasione fisiologica - ci si rende conto di quanto esse vengano spesso usate anche nelle comuni palestre, e le tecniche di persuasione psicologica, indubbiamente più conosciute. Infine merita attenzione la discussione sulla presenza settaria nel mondo del lavoro, e quella relativa alla cosiddetta Large Group Awarness Training - Formazione alla Consapevolezza per Grandi Gruppi, che si sta prepotentemente affacciando anche sul mercato italiano.
Questo premesso, credo però sia di importanza altrettanto fondamentale non dimenticare che la Dot.ssa Singer è una psicologa clinica e che molte delle realtà rappresentate sono casi estremi e non di frequente riscontro. Anche se si afferma che ogni caso andrebbe valutato singolarmente, ho riscontrato nell'esposizione una radicalità che non condivido, e che potrebbe ingenerare nel lettore reazioni e prese di posizione eccessive. Come ha scritto il Prof. Paolo Michielin nella presentazione italiana di un altro libro delle stesse autrici, Psicoterapie Folli, Conoscerle e Difendersi, "Alcune affermazioni sono volutamente provocatorie, e il lettore non mancherà di riscontrare un'inevitabile parzialità ...Con queste avvertenze, la lettura del libro è certamente utile non solo alle persone inesperte, ma anche agli psicologi e ai medici psicoterapeuti".
Martini
Margaret Thaler Singer è unica nella sua straordinaria conoscenza delle sette. Per decenni ha contribuito all'argomento con una rara combinazione di capacità professionale e coraggio personale.
La Singer riconosce la complessità del fenomeno settario. È consapevole del continuum che va da relativamente innocui tentativi di persuasione unilaterale da una parte, alle procedure sistematiche di riforma del pensiero dall'altra. Ed è consapevole che al cuore del problema sta la manipolazione psicologica, con o senza l'uso di violenza fisica. Al contempo sa perfettamente che il tema più generale dei gruppi totalitari trascende qualsiasi disciplina professionale, ed ha a che fare con più ampie forze sociali e storiche.
Mi sono occupato di totalitarismo fin dalla metà degli anni '50 con i miei studi sulla riforma del pensiero attuata dai cinesi, e ho chiuso il cerchio tornando sul soggetto tra la fine degli anni '70 e i primi '80 quando ho studiato i medici nazisti. Il totalitarismo ha probabilità di emergere in periodi di scompiglio storico - o psico-storico - in cui si verifica un collasso dei simboli e delle strutture che guidano il ciclo della vita umana. A contribuire a questo scompiglio c'è la rivoluzione dei mass media che crea notevoli possibilità per ciascuno di noi, in qualsiasi momento, di poter accedere ad ogni immagine o idea che nasce ovunque nel mondo contemporaneo, o che proviene da qualsiasi momento culturale dell'intero passato umano. Un'altra influenza potente favorisce lo scompiglio: la consapevolezza che la nostra capacità tecnologica di questa fine del ventesimo secolo può annientarci come specie, senza motivo e senza redenzione. Ciò che consegue a queste forze storiche sono sentimenti diffusi di perdita di direzione. Ci sentiamo sballottati da correnti incontrollabili e incertezze sociali radicali.
Una importante risposta a questa confusione è stata l'epidemia contemporanea e diffusa del fondamentalismo. Questo movimento, largamente compreso, deriva dal timore di perdere i “fondamenti”, dando avvio ad una richiesta di dogmi assoluti e di un sé monolitico – resi sacri nel nome di un passato di perfetta armonia che mai è esistito.
Ciò che definiamo “sette” rappresentano una importante espressione del fondamentalismo. Ciò che è una setta per una persona naturalmente è religione per un'altra, o può essere un'organizzazione politica o commerciale. Si devono fare attente distinzioni, come mette in guardia la Singer, e giudicare ogni gruppo dal suo comportamento. Io definisco le sette come un grappolo di gruppi con certe caratteristiche. Primo: tutte le sette hanno un leader carismatico che diviene sempre più oggetto di venerazione e, in molti casi, il dispensatore dell'immortalità. Ideali spirituali di tipo generale fanno strada a questa deificazione del leader. Secondo: nelle sette avviene una serie di processi psicologici che possono essere collegati a quanto è stata definita come “persuasione coercitiva” o “riforma del pensiero”, come descritte in questo libro. E terzo: esiste un modello di manipolazione e sfruttamento dall'alto (da parte dei leaders o della ristretta cerchia dirigenziale) e di idealismo dal basso (da parte dei supplicanti o dei principianti).
Tuttavia né il fondamentalismo né la formazione settaria dovrebbero essere visti come termine ultimo. Esiste un modello alternativo e molto più promettente che scaturisce dal medesimo terreno storico. Sto pensando alla tendenza verso un sé più aperto e flessibile che possa essere in sintonia con le grandi incertezze che ci circondano. L'ho chiamato sé proteano, da Proteo, il dio greco del mare dalle molte forme.
Il sé proteano, in contrasto con il sé fondamentalista o settario, è aperto e sfaccettato piuttosto che strettamente ordinato; suscita combinazioni inaspettate e comprende elementi importanti di umorismo e derisione. Il sé proteano non è privo di difficoltà nella sua costante richiesta di nucleo etico. Ma ha la virtù di evitare gli assoluti e i vicoli ciechi, e di offrire la possibilità sempre presente di trasformazione e cambiamento.
Credo davvero che questo modello di proteanismo sia la risposta principale alla nostra attuale situazione storica. Le tendenze al fondamentalismo e alla formazione settaria sono meglio comprese come reazione contro il proteanismo. Queste reazioni possono essere feroci, come ben sappiamo. Ma è altresì vero che anche i fondamentalisti sono suscettibili a tendenze proteane, come ha dimostrato il recente lavoro del Center on Violence and Human Survival. Ed è la ragione per cui le persone abbandonano le sette o cessano di essere fondamentaliste.
Molto del disagio del nostro mondo attuale ha a che fare con la lotta tra le tendenze proteane e fondamentaliste, come epitomizzato dalla bizzarra “condanna a morte” emessa contro lo scrittore Salman Rushdie dal fondamentalista islamico Ayatollah Khomeini.
Gran parte di quanto Margaret Thaler Singer scrive in Cults in Our Midst riecheggia questa lotta. Dovremmo davvero apprendere quanto più possibile dalla sua esperienza duramente guadagnata su come preservare la libertà della mente.
Roben Jay Lifton – Gennaio 1995
John Jay College - City University of New York
Mi sono sempre interessata alle parole: in che modo le parole creano immagini mentali, come queste immagini agitano emozioni e richiamano alla memoria idee e sentimenti, e in che modo le parole vengono usate per divertire, educare e influenzare il prossimo. Quando ero ragazzina facevo elenchi delle parole nuove che apprendevo. Verso i dieci anni iniziai a notare le abilità oratorie dei miei parenti, i modi meravigliosi in cui raccontavano avvenimenti del passato. Mi incuriosiva il motivo per cui certi parenti erano così bravi a raccontare storie di tanto tempo fa, o di luoghi e genti lontane. Perché i cantastorie erano così bravi a rendere vive le immagini tracciate con le parole?
Quando entrai al college avevo fatto pratica di cantastorie, e avevo studiato il modo per condurre conversazioni. Ora volevo apprendere come gli oratori usano parole, ragionamento e voce in modo persuasivo. Mi gettai nei dibattiti del college, nell'oratoria e nei discorsi estemporanei, e scoprii che le mie lezioni preferite erano quelle di analisi della propaganda e della logica, perché quelle lezioni sezionavano linguaggio e ragionamento.
Sono diventata psicologa clinica e nuovamente linguaggio e comunicazione erano componenti centrali di gran parte della ricerca che ho condotto. Dopo molti anni alla Scuola di Medicina della University of Colorado, facoltà di Psichiatria, mi trasferii a Washington D.C. come psicologo anziano del laboratorio di psicologia del Walter Reed Army Institute of Research. Qui, tra le altre cose, lavorai con persone che studiavano i prigionieri della guerra di Corea. Acquisii conoscenza, e rimasi affascinata, dalle diverse forme di persuasione coercitiva, di programmi di riforma del pensiero non solo relativi ai prigionieri di guerra, ma anche ai civili che in ambienti vari dell'Estremo Oriente vi erano stati esposti. Intervistai numerosi preti cattolici che erano stati esposti a procedimenti di riforma del pensiero nella Cina continentale.
Tutto questo mi portò grande familiarità con la storia della persuasione coercitiva in diversi scenari storici. Successivamente studi di laboratorio condotti da psicologi sociali, studi nel campo dell'influenza condotti da antropologi e analisi della propaganda eseguite da specialisti politici e linguistici mi tornarono utili nello studio di come le sette attuali ed altri gruppi utilizzano procedimenti di riforma del pensiero per indurre modificazioni nell'atteggiamento e nel comportamento dei loro membri, come usano le parole per persuadere, controllare e anche danneggiare le persone. Negli anni '60 iniziai ad avere notizia di famiglie che lamentavano la scomparsa di qualche membro. Solitamente la persona scomparsa era giovane, tra i 18 e i 25 anni, ed era rimasta coinvolta in questo o quel gruppo settario che stava nascendo in quegli anni. La famiglia o i suoi conoscenti e amici parlavano di cambiamenti improvvisi nella personalità, un nuovo modo di parlare, restrizione delle emozioni, la separazione dalla famiglia e dal passato. Riconobbi ciò che mi suonò come effetto del programma di riforma del pensiero o intensa persuasione e controllo sociale che avevo studiato tanto a lungo, cose che, fino a quel momento, pensavamo accadessero più frequentemente in paesi lontani. Ma eccoli qui, e proprio a casa nostra.
Iniziai ad intervistare quante più famiglie o membri di setta che potei, e tutti i membri di gruppi settari che riuscii a trovare nel campus della University of California del campus di Berkeley. Chi era riemerso da questo tipo di gruppi iniziò a contattarmi. Ciò che appresi fu che esisteva una pletora di gruppi che usavano metodi di intenso e ben confezionato controllo psicologico e sociale. Intanto ex membri di setta mi raccontavano dei tristi contatti che avevano avuto con uomini di chiesa o professionisti di salute mentale ignari dei programmi di influenza sociale, dell'adattamento psicologico agli stress della vita in gruppi chiusi con intenso controllo, dei patimenti della vita dopo aver lasciato la setta. Nel 1979 scrissi il primo articolo per la stampa popolare, studiato per aiutare chi lasciava le sette. Si intitolava “Uscire dalla setta” ed apparve su Psychoterapy Today. A quel punto, dopo aver assistito numerosi ex membri, speravo che un articolo di quel tipo sarebbe stato utile ai veterani che non avevano nessuno con cui parlare del tempo che avevano passato nel gruppo, e della moltitudine di problemi che affrontavano quando lo lasciavano.
Centinaia di ex membri mi hanno raccontato quanto avessero trovato utile quell'articolo, consegnato loro da un assistente, un terapeuta o un amico.
Da allora ho intervistato e lavorato con oltre tremila membri attuali o ex di gruppi o sette che usano procedimenti di riforma del pensiero. Ho avuto colloqui con centinaia di famiglie che hanno perso un congiunto in una setta. Considerata la mia conoscenza su situazioni di intensa influenza, nel 1976 venni chiamata in veste di esaminatore designato dal tribunale nel caso di Patricia Hearst, rapita e tenuta prigioniera da un gruppo terrorista radicale e che venne successivamente processata per una rapina in banca dopo che la setta l'aveva costretta a prendere parte alle sue attività. Ho inoltre assistito molti sopravvissuti di Jonestown, e le famiglie dei membri del Tempio del Popolo morti laggiù nel 1978, e famiglie dei Branch Davidians periti nel 1993 a Waco. Sono stata testimone esperto in numerosi processi in cui ex membri avevano citato in giudizio per danni il loro gruppo.
Cults in Our Midst non si basa unicamente sui miei 50 anni di esperienza come psicologa impegnata nella ricerca e nel lavoro clinico, ma anche sulle mie lunghissime osservazioni sugli impatti diretti, sociali e psicologici, delle tecniche settarie e dei procedimenti di riforma del pensiero su un grande numero di individui.
Esistono molte definizioni e punti di vista su che cosa è una setta, e a volte autori, accademici e addirittura ex membri evitano l'uso del termine. La parola setta tende ad implicare qualcosa di strano, qualcosa che va oltre il normale, qualcosa che non ci appartiene. Ma come Cults in Our Midst dimostrerà, le sette sono ben lungi dall'essere un fenomeno marginale e chi vi entra non è diverso da voi o da me. I problemi che rappresentano sono fondamentali per la nostra società, per la nostra comprensione del prossimo, per accettare la nostra vulnerabilità e il potenziale di abuso del nostro mondo.
In questo libro userò le parole setta e gruppo settario per riferirmi a qualsiasi gruppo, e sono moltissimi, emerso nella nostra società che presenta similitudini nel modo in cui ha avuto origine, nella struttura di potere e di governo. Le sette spaziano da relativamente benigne a quelle che esercitano un controllo straordinario sulla vita dei loro membri, e usano procedimenti di riforma del pensiero per influenzare e controllare i propri membri.
Sebbene la condotta di certe sette sollevi le critiche dei non membri il termine setta non è, in sé, peggiorativo, ma semplicemente descrittivo. Denota un gruppo che si forma intorno ad una persona che afferma di avere una missione o una conoscenza speciale, che verrà condivisa con chi declinerà la maggioranza delle decisioni a quel leader auto proclamato.
Le sette sono di tutte le dimensioni e si formano attorno a qualsiasi tema, e reclutano persone di qualsiasi età e background. Non tutte le sette sono religiose, come alcuni pensano. La loro ragione d'esistenza può riguardare la religione, lo stile di vita, la politica o filosofie assortite. Non tutti quelli che vengono avvicinati da un reclutatore entrano nel gruppo, e non tutti quelli che vi entrano vi rimangono per sempre. Le sette variano anche in rispetto al potere politico o finanziario che riescono ad esercitare. Alcune sono fenomeni locali con appena una decina di membri. Altre ne contano a migliaia, gestiscono imprese multinazionali e controllano organizzazioni multimilionarie, se non multimiliardarie – in dollari.
Non sempre è facile riconoscere le sette al primo sguardo. Molte persone hanno una comprensione generale di ciò che è una setta, e sono consapevoli della nascita di gruppi settari nei decenni scorsi. Tuttavia ciò che generalmente la gente non sa è come le sette raggiungono quel controllo che sembrano avere sulla vita dei loro membri.
Nel mio studio sui gruppi settari ho scoperto che personalità, preferenze e desideri del leader sono di importanza centrale nell'evoluzione della setta. I culti sono davvero culti della personalità. Considerato che la struttura della setta è fondamentalmente autoritaria, la personalità del leader è assolutamente importante. Le sette arrivano a riflettere ideali, stile e capricci del leader, e divengono sue estensioni.
La leggenda vuole che tutti i leader di setta siano carismatici. In realtà il carisma è meno importante dell'abilità persuasiva e della capacità di manipolare il prossimo. Per iniziare un gruppo il leader deve avere il modo di convincere gli altri a seguirlo, e questi leader non hanno la tendenza a rinunciare al controllo. La leadership della setta può essere un ruolo inebriante quando si arriva a rendersi conto del controllo che si riesce facilmente ad ottenere, o di quanto si sia in grado di influenzare i seguaci.
Le sette presentano problematiche relative al consumatore e problematiche filosofiche relative a se una persona dovrebbe avere il controllo quasi totale sugli altri. Dal punto di vista del consumatore, come può il potenziale membro sapere che cosa realmente avverrà durante la sua appartenenza? Abbondano le accuse sugli inganni che avvengono nella fase di reclutamento, e su quanto i nuovi membri non siano del tutto consapevoli di ciò che li attenderà dopo l'affiliazione al gruppo settario. Più di un ex membro mi ha raccontato che una volta catturato nel gruppo ha scoperto qualcosa di molto diverso da ciò che era sembrato all'inizio.
Per capire come si possa rimanere ingannati al punto da rinunciare a lavoro, famiglia e libertà di auto- determinazione dobbiamo esaminare le tecniche di influenza sociale e psicologica usate dalle sette e dai gruppi settari. Questo processo di influenza pianificata, coperta e coordinata – chiamata popolarmente plagio o controllo mentale, o più tecnicamente riforma del pensiero – è la strada che il leader della setta segue per acquisire controllo.
A volte le persone scoppiano a ridere quando racconto il contesto di certi gruppi settari, o mostro loro filmati sui diversi gruppi. Ad esempio racconto dell'assistenza data ad ex membri di una setta di equitazione, dello spazio cosmico, una setta sportiva, di sollevamento pesi, musicale, dietetica o la setta di parrucchieri. Sebbene questi gruppi possano suonare bizzarri, Cults in Our Midst non tratta di persone che sono entrate in gruppi pazzoidi. Riguarda tutti noi che, in momenti diversi, possiamo cadere in stati di vulnerabilità durante i quali un'altra persona può esercitare su di noi maggior influenza che in altri periodi. Quando siamo soli, tristi o ci sentiamo bisognosi siamo più vulnerabili alle lusinghe, all'inganno, ai richiami e alla seduzione. In questi momenti di vulnerabilità transitoria la maggioranza di noi è più manipolabile, più suggestionabile ed è più probabile che venga imbrogliato dalle lusinghe e dagli stimoli di persone intriganti.
Le sette dell'epoca moderna e i gruppi che attuano la riforma del pensiero tendono ad offrire ovvie utopie, luoghi in cui tutta l'umanità potrà essere guarita. Il richiamo delle sette è “se mi segui tutto andrà bene, e tutti vivranno felici anche in seguito”.
Nel corso delle diverse epoche molti hanno scritto su queste utopie promesse, e ne hanno anche descritto i lati oscuri, che potrebbero essere definiti utopie negative. Nel 1949 George Orwell scrisse sull'utopia negativa che temeva si sarebbe evoluta, forse nel 1984. Altri prima di lui, come Daniel Defoe, Aldous Huxley, e Jack London avevano scritto di utopie negative in cui sistemi politici limitavano gradualmente, per poi soffocare, le capacità principali dell'uomo di ragionare in modo creativo, scientifico e compassionevole. In queste forme di governo centralizzate, reali o immaginarie, tortura, farmaci e tecniche esoteriche misteriose erano i metodi temuti per poter controllare le persone.
Il genio di Orwell fu nell'intuire che la combinazione di tecniche psicologiche e sociali è più semplice, efficace e a buon mercato dei metodi coercitivi “pistola alla tempia”. Inoltre la persuasione psicologica e sociale ha meno probabilità di attirare l'attenzione ed è perciò meno incline a mobilitare opposizione pronta e facile da parte di chi è manipolato. Orwell concludeva che se un governo fosse riuscito a controllare tutti i media e la comunicazione interpersonale costringendo simultaneamente i cittadini all'uso di un gergo controllato politicamente, sarebbe stato in grado di smorzare il pensiero indipendente. Se fosse stato possibile controllare il pensiero, allora sarebbe stato possibile evitare azioni ribelli contro il regime. Non solo nel libro 1984 ma anche nei suoi saggi su politica e lingua inglese, Orwell enfatizzò il potere delle parole. Le parole rappresentano i pensieri, e privi della capacità di esprimere il pensiero si perde l'accesso a riflessioni e opinioni proprie.
Quando arrivò l'anno 1984 diversi governi totalitari controllavano e censuravano i media, soffocavano la dissidenza. E nel corso degli anni molte versioni di Grande Fratello, Neolingua e Polizia del Pensiero, alcune più sinistre e sottili di altre, sono apparse qui e là nel mondo. Le profezie di Orwell non si attueranno mai del tutto a causa delle meravigliose proprietà della mente umana, quando lasciata libera di riflettere. Ma la sua idea serve da monito sulla portata in cui il pensiero può essere influenzato.
Dagli anni '60 abbiamo assistito ad un fiorire non di governi, ma di gruppi imprenditoriali indipendenti che si sono fatti strada nel campo della manipolazione mentale e del cambiamento di personalità. È emersa una miriade di falsi profeti, ciarlatani e leaders di sette e gruppi che utilizzano la riforma del pensiero, le tecniche orwelliane di manipolazione mentale. Arruolano i curiosi, i fiduciosi, gli altruisti. Promettono utopie intellettuali, spirituali, politiche, sociali o di auto-realizzazione. Questi moderni pifferai magici offrono, tra le altre cose, il cammino verso Dio, la salvezza, la rivoluzione, lo sviluppo personale, l'illuminazione, la salute perfetta, la crescita psicologica, l'uguaglianza, canali speciali per dialogare con “entità vissute 35.000 anni fa”, la vita nell'ecosfera, e contatti con gli extraterrestri.
Esiste un vero poutpourri di sette e gruppi settari spirituali, psicologici, politici e di altro tipo che cercano seguaci e devoti. Contrariamente al mito che chi entra in una setta è un seeker [colui che cerca] è la setta che esce per cercare attivamente e aggressivamente nuovi seguaci. Infine questi gruppi sottopongono i membri a trattamenti per intorpidire la mente che bloccato il pensiero critico e valutativo e soggiogano la scelta indipendente in un contesto gerarchico strettamente imposto.
La saggezza dell'epoca è che gran parte della manipolazione avviene in modo sottile e coperto. Quando Orwell attinse a questa saggezza immaginò l'evoluzione di un manipolatore di opinioni e della mente, insidioso ma di successo. Appariva come un Grande Fratello sorridente e dall'aspetto benevolo. Ma invece che un Grande Fratello, nel mondo attuale vediamo schiere di Grandi Fratelli. Molti di loro sono leaders di setta.
Nelle pagine che seguono Janja Lalich ed io speriamo di trasmettere una certa comprensione del fenomeno settario nella nostra società in modo che voi e chi avete intorno possiate fare attenzione. Non è un quadro gioioso, ma credo sia un quadro che necessita analisi e attenzione.
Il lettore dovrebbe sapere che molte sette sono estremamente litigiose a livello legale ed usano la loro ricchezza e il loro potere per molestare e soffocare i critici. Semplici cittadini, accademici, giornalisti ex membri e loro famiglie, e riviste che spaziano da Time a The Joumal of the American Medical Association sono state fatte oggetto di cause legali presentate da diverse sette facoltose, nel tentativo di intimidire e mettere a tacere i critici. Difendersi dalle false accuse avanzate da alcune di queste sette può spezzare la persona comune. Sembra che per le sette vincere le cause non sia l'obiettivo principale. La loro motivazione sembra piuttosto essere quella di molestare, distruggere finanziariamente e ridurre la critica al silenzio.
Nel corso dell'ultimo anno soltanto, una grande setta ha presentato circa duecento cause legali contro enti governativi, critici ed ex membri che avevano parlato del periodo trascorso nel gruppo. Le tattiche usate da sette ed altri gruppi per influenzare percezione e dibattito pubblico sono notevoli. Apprenderete di più su questo tipo di minaccia e di azioni intimidatorie leggendo il Capitolo Nove.
In realtà e con molto rammarico questa edizione del libro contiene una evidente omissione di un particolare movimento nel mio racconto storico. Nonostante il profondo impatto che una particolare persona e la sua organizzazione hanno avuto sulla diffusione di un certo tipo di addestramento, non ho citato questo famoso leader e la sua organizzazione internazionale. Ho preso questa decisione perché è attualmente pendente una causa priva di merito contro di me e Janja Lalich, scaturita dalla pubblicazione della edizione in brossura di questo volume. Per questo motivo, e perché voglio continuare ad aiutare gli ex membri di sette a capire che cosa è loro accaduto e come vincere alcuni dei danni di lunga durata che il comportamento della setta ha causato, ho deciso di scrivere di sette in generale, in modo che le mie energie possano dirigersi allo studio delle sette e all'aiuto delle vittime. Nel libro ho cambiato i nomi di alcune persone e quelli di alcuni gruppi, ad alcuni altri individui sono stati omessi.
Se i cittadini non sono consapevoli del potere e del controllo che certe sette brandiscono, democrazia e libertà possono essere limitati un pezzetto alla volta. Le sette, per struttura e natura intrinseche, non sono democratiche, non promuovono la libertà di parola e di espressione, e sono l'antitesi delle strutture in cui la completa crescita umana si può sviluppare.
Le sette sono tra noi più di quanto il cittadino comune possa immaginare. E questi gruppi potenti si infiltrano in molte aree della vita.
